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MILANO FASHION WEEK: PARTY D’INAUGURAZIONE

MILANO FASHION WEEK: PARTY D’INAUGURAZIONE

Avete impegni per domani sera? …Perchè? Ve lo spiego subito. Ieri si è ufficialmente aperta la settimana della moda donna milanese. E noi abbiamo scelto proprio il primo giorno di sfilate per inaugurare il primo Ethical Fashion Event firmato Ethical-Code. Nella splendida cornice dello Chateaux Monfort, magica location che incanta come in una favola, abbiamo presentato la collezione etica e sostenibile della maison Diamond Luisant, accompagnata in passerella dalle lussuose scarpe vegane di Opificio V Milano. Come eteree principesse d’altri tempi, impreziosite da un make up d’eccezione realizzato da LiquidFlora, le modelle hanno sfilato leggiadre davanti a giornalisti e special guests. Ad impreziosire la scenografia, il Design Concept Store Understate ha presentato le sedie Rememeberme prodotte da Casamania. A fine sfilata gli ospiti sono stati deliziati da un sorprendente buffet a base di finger vegani, realizzati dallo Chef Executive Martin Vitaloni, in collaborazione con l’azienda specializzata in farine e cereali bio Nutracentis. Non poteva naturalmente mancare un brindisi finale con un merviglioso Franciacorta DOCG fornito dalla cantina Marzaghe… E domani sera? Beh, domani sera aprirermo le porte al pubblico con un cocktail party, questa volta offerto dalle cantine Elisabetta Abrami, per inaugurare l’installazione artistica che Understate ospiterà fino a mercoledì 30 Settembre. Questo è l’invito. Fate un salto a trovarci! #ingoodwetrust

 

Post by Stefi

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ETHICAL FASHION EVENT: IN GOOD WE TRUST

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ETHICAL FASHION EVENT: IN GOOD WE TRUST

In occasione dell’apertura della settimana della moda milanese, nella splendida cornice dello Chateau Monfort, ha preso vita il primo Ethical Fashion Event firmato Ethical-Code: una serata all’insegna del rispetto e della nonviolenza che ha coinvolto ambiti diversi ma pur sempre correlati. A partire dalla moda, con la presentazione della nuova collezione etica e sostenibile di Diamond Luisant, nuovo brand italiano che utilizza esclusivamente materiali animalfree di recupero per creare meravigliosi abiti d’alta moda; passando agli accessori, che hanno visto sfilare in passerella anche Opificio V Milano, marchio di calzature luxury vegane in grado di sottolineare l’inconfondibile maestria artigianale italiana applicata a materiali alternativi; fino ad arrivare al make up delle modelle interamente realizzato e curato da Liquidflora, prima linea italiana di cosmetici biologici certificati ICEA, non testati su animali, vegani, performanti e trattanti. Anche il cibo naturalmente ha dato il suo contributo etico grazie a NutracentisBio, azienda specializzata in farine e cereali bio, che per l’occasione ha fornito le materie prime per realizzare un meraviglioso buffet vegano a 5 stelle, realizzato dalle sapienti mani di Martin Vitaloni, giovane e talentuoso Executive Chef del ristorante Rubacuori. Un brindisi finale con uve pregiate in conversione bio, offerto dalle cantine Marzaghe Franciacorta, ha concluso degnamente una serata indimenticabile. La prima di una lunga serie… #ingoodwetrust

 

Post by Stefi

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Photo by Diario Agrillo Photo

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TIZIANO GUARDINI: SOYA SILK COLLECTION

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TIZIANO GUARDINI: SOYA SILK COLLECTION

Nella suggestiva cornice dell’ Isola Tiberina, presso la Terrazza Martini a Roma, si è svolto il Fashion River 2015, evento promosso e organizzato da Deacomunicazione Eventi e Ciack si cucina web tv, finalizzato a coniugare il mondo della moda a quello della cucina. E c’eravamo anche noi, in veste di media partner della serata… In quattro e quattr’otto abbiamo preso un treno per Roma, appositamente per ammirare la nuova collezione etica di Tiziano Guardini, lo stilista della natura: 15 pezzi in edizione limitata, realizzati in seta vegetale ricavata dalla fibra di soia. Un sogno! Questo innovativo materiale, oltre che un messaggio di rispetto nei confronti del pianeta e degli animali, racchiude molteplici qualità che lo rendono decisamente valido: provenendo da una fibra vegetale è un materiale a impatto zero sull’ambiente e il suo impiego dà vita ad un tessuto estremamente soffice e brillante, morbidissimo al tatto, resistente, antibatterico, traspirante, permeabile all’aria, solido al colore e in grado di bloccare i raggi UV. I dettagli, la scelta cromatica e le linee prive di tagli studiate dallo stilista sono meravigliose; così come le stampe, legate al magico mondo di operose creature oniriche come api, farfalle, libellule, scarabei, rinoceronti alati e millepiedi, sono state realizzate dal grafico internazionale Lorenzo Ceccotti e si sposano perfettamente con il messaggio eco dell’artista. I capi variano dall’abito lungo alla camicia kimono, dalla polo alla chemisier, abbinate a pantaloni neri e gonne, sempre dello stesso materiale vegetale. Ancora una volta assistiamo ad una perfetta sinergia tra etica ed estetica, ecologia e raffinatezza. Da oggi la seta tradizionale avrà una degna antagonista cruelty-free, in grado di sostituirla senza alcun rimpianto. #ingoodwetrust

 

Un ringraziamento speciale a Daniela Forlani, direttore responsabile di Vizio Capitale.

 

Post by Stefi

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HELLEN VAN REES: ALTA MODA SOSTENIBILE

HELLEN VAN REES: ALTA MODA SOSTENIBILE

Qualche settimana fa ho ricevuto una mail da una stilista d’alta moda, in cui si complimentava per il blog e per il messaggio positivo che con i nostri post cerchiamo di trasmettere. Al che, incuriosita e lusingata, le ho risposto per ringraziarla cogliendo chiaramente l’occasione per visitare il suo sito e… sorpresa! Come per magia sono atterrata in un mondo incredibile fatto di forme e di intrecci meravigliosi. Dovevo assolutamente sapere qualcosa di più riguardo a quest’ artista straordinaria, così ho deciso di intervistarla. Ed eccomi qui, pronta a raccontarvi il meraviglioso mondo della talentuosa Hellen Van Rees.

 

1. Che cosa ti ha spinto a creare collezioni basate sulla sostenibilità?

Durante il mio corso di laurea ero alla ricerca di una sostenibilità, di materiali etici e di benessere degli animali nell’industria della moda, ecc… intriducendoli nel mio lavoro, ma non in maniera così consapevole: il mio obiettivo principale era quello di creare materiali innovativi e trame interessanti. Quando ho realizzato la mia collezione finale al CSM per la tesi di laurea, le due realtà si sono unite. Sono stata la prima a laurearsi lì con una collezione sostenibile. Avevo sviluppato una tecnica per creare de tessuti, ricavati da filati sciolti e ricostruiti sulla base di cartamodelli. che una volta uniti davano un rislutato senza precedenti. I filati usati per realizzare la collezione provenivano da ritagli di tessuto, scarti, o vecchi scampoli recuperati dalle magliaie. Con questo metodo ero in grado di creare un tessuto ex-novo che avrei potuto declinare in altre texture, colori ecc.. per le successive collezioni e stagioni ed è grandioso perché mi permette inoltre di sperimentare e innovare. In quanto creatrice, sento di avere una grande responsabilità nei confronti dell’ambiente perché determinate scelte di mercato, finalizzate a lanciare un prodotto, creano a loro volta una richiesta da parte dei consumatori. Queste scelte dovrebbero essere quindi il più consapevole ed ecologico possibile. Non sempre i miei clienti comprano le mie collezioni per un discorso di sostenibilità, ma quando se ne rendono conto apprezzano ancora di più il capo acquistato, attribuendogli maggior valore.

 

2. Che cosa significa per te “moda sostenibile”?

E’ un discorso ambiguo. Quando ci si addentra sempre di più nel mondo della sostenibilità, il concetto diventa piuttosto complicato e contraddittorio. Nella sostenibilità rientra l’ecocompatibilità, così come il commercio equo e il rispetto per gli animali. Sono tutte realtà diverse e alcune di esser possiedono delle certificazioni. Mentre altre iniziative più piccole, essendo sottodimensionate, non possiedono alcuna certificazione. Ma spesso sono più veritiere e trasparenti delle filiere cerificate. A volte capita che un tessuto sia totalmente ecologico, equosolidale ecc.. ma per averlo di un determinato colore è necessario tingerlo e magari quella particolare tinta non è ancora stata realizzata in maniera sostenibile, oppure i tempi di consegna sarebbero troppo lunghi… Ed ecco che il discorso di sostenibilità viene in parte vanificato. Il processo di produzione può essere molto frustrante non essendo ancora organizzato come le altre catene di approvigionamento tessile e le opportunità non vengono sviluppate come dovrebbero. Il problema può essere risolto soltanto con la presenza sul mercato di più aziende che realizzino prodotti moda in maniera realmente sostenibile. Mi capita in alcuni casi di dover fare delle scelte contrastanti in maniera estremamente consapevole, e non soltanto perché mi piace o meno un materiale, e probabilmente finisco per sentirmi molto più in colpa rispetto ad uno stilista che sceglie i materiali solo sulla base di un fattore estetico, senza ulteriori approfondimenti. D’altro canto, trovo gratificante sapere che sto facendo del mio meglio per creare prodotti che non abbiano un impatto sull’ambiente, rispettando le condizioni di lavoro delle perone e il benessere degli animali.

 

3. Mi piace molto Iris Van Herpen e il suo stile creativo. So che hai collaborato con lei, non è vero? Raccontaci com’è stato lavorare al suo fianco e se il suo stile in qualche modo ha influenzato le tue collezioni.

Sono stata stagista nel suo studio per un breve periodo di tempo, tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010, prima che diventasse molto famosa. Eravamo nel suo studio ad Arnhem, lei non aveva ancora iniziato a stampare in 3D e aveva creato alcune delle sue meravigliose sagome (quelle che poi l’hanno resa celebre) interamente a mano. Le trovo ancora molto interessanti ed è proprio per questo che ho voluto fare quello stage con lei, pur essendomi già laureata e non necessitando di punti extra sul curriculum universitario. Era affascinante vedere come venivano create le sagome da elementi in realtà molto semplici (un abito basic, una gonna o un top), trasformandoli in qualcosa che somigliava molto ad una scultura. Il sottile confine che esiste tra scultura e capo d’abbigliamento è un concetto che ho assimilato e riportato nella mia collezione di laurea e nelle seguenti. Da un pò di tempo mi sono discostata da questo stile, concentrandomi più sulle texture contrastanti e sulle proporzioni, per ottenere un look classico ma contemporaneo.

 

4. Come descriveresti il tuo stile personale?

Mi piacere avere delle linee di base: quando sono in studio e devo lavorare adotto un look piuttosto comodo, quasi trasandato. Quando invece presenzio ad un evento di solito indosso una delle gonne della mia collezione, abbinandola ad una t-shirt nera, una bella collana, rossetto rosso, eyeliner nero, scarpe col tacco o, se posso evitare, sandali bassi o sneaker.

 

5. Sei vegetariana?

Non sono vegetariana, anche se mangio pochissima carne. Credo più nel consumo moderato piuttosto che nell’eliminazione totale di interi gruppi alimentari.

 

6. Quali sono i tuoi sogni per il futuro della moda etica?

Mi auguro che il settore moda diventi sostenibile, spero che la filiera cambi così che le piccole imprese ed i consumatori possano effettivamente vedere da dove provengono i loro prodotti e come sono stati realizzati.

 

7. Esprimi tre desideri…

Realizzare. Pensare. Creare.

 

Hellen Van Rees presenterà la sua nuova collezione P/E 16 presso lo showroom Avant-Premiere dal 17 al 23 Settembre, in occasione del prossimo London Fashion Week.

#ingoodwetrust

 

Post by Stefi

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Photo by Hellen Van Rees Archive

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TIZIANO GUARDINI: LO STILISTA DELLA NATURA

TIZIANO GUARDINI: LO STILISTA DELLA NATURA

Una giacca di aghi di pino o un abito di corteccia? why not! Tiziano Guardini, talentuoso Fashion Designer è in grado di armonizzare elementi di una natura selvaggia attraverso l’eleganza delle forme.

Nato a Roma negli anni ottanta e formatosi all’Accademia Koefia, dopo alcune collaborazioni inizia ad essere recensito dalla stampa nazionale e internazionale, con menzioni da parte del NY Times, Vogue, Interview, Corriere della Sera, per citarne alcuni. Nel 2012 Tiziano viene invitato ad esporre durante un evento presso la Royal Albert Hall  di Londra; nel 2014 è ospite delle Nazioni Unite a Ginevra in occasione dell’evento “Fashion for forest and forest for fashion”. Ultima in ordine di tempo è la sua partecipazione alla mostra “l’eleganza del cibo, tales about food and fashion” presso il Museo dei Mercati di Traiano a Roma con un abito scultura realizzato mediante il ricamo di radici di liquirizia.

Ma non è solo haute couture: Tiziano veste e disegna una donna contemporanea e consapevole, proiettata nel contesto urbano senza dimenticare il forte attaccamento con la Terra. La collezione fw 2016/17  “Three days to butterfly” esprime una necessità di bellezza orientata verso il rispetto di tutti gli esseri, la sostenibilità e l’armonia. Il messaggio è indirizzato a ciascuno di noi e per esprimerlo al meglio ha scelto di realizzare alcuni capi con la seta Aimsha o Gandhi silk, seta ottenuta solo dopo che la larva ha completato la propria metamorfosi; la difficoltà di lavorare un filo spezzetato produce un tessuto più irregolare e unico nella tessitura, ad oggi difficile da trovare. Etico può essere bello?  Tiziano ne è un esempio. #ingoodwetrust

 

Post by Maria Chiara

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Photo by Fabio Bozzetti and Tiziano Guardini Archive

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BIANCO ESTATE: UN EVERGREEN

BIANCO ESTATE: UN EVERGREEN

Ad un giorno da Ferragosto, festa d’estate per eccellenza, tappa d’obbligo delle nostre vacanze, ci si prepara ad una serata speciale magari attorno ad un tavolo in compagnia dei nostri amici; oppure in riva al mare col nostro lui e un romantico falò; o in una piazza, tra musica, banchetti e fuochi d’artificio. Qualunque sia la situazione la parola d’ordine è ‘white’, da sempre un evergreen degli outfit estivi. Quest’anno però gli stilisti suggeriscono di abbinarlo a gioielli o accessori turchesi, azzurro cielo, acquamarina o blu elettrico, altro colore di tendenza che ritroveremo anche nella nuova stagione A/I. Via libera quindi agli ampi pantaloni palazzo, abbinati a crop top di pizzo o in cotone basic; a lunghi abiti impalpabili di lino, cotone, canapa o organza, impreziositi da un monile o da una borsa di turchese; ottimo anche l’abbinamento catsuit e zeppe oppure shorts bianchi e t-shirt in neoprene super glam, purché il colore predominante sia sempre il bianco. E per chi invece avesse già terminato le proprie vacanze tornando alla vita quotidiana e al proprio lavoro…? Niente paura: questi abbinamenti sono perfetti anche in città dalla mattina alla sera, per l’ufficio o l’apertitivo metropolitano, sia che siate ancora ambrate o che l’abbronzatura ormai rappresenti un lontano ricordo.

 

Post by Stefi

Moodboard by Marta

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SILVIA BECCARIA: GORGIERE CONTEMPORANEE

SILVIA BECCARIA: GORGIERE CONTEMPORANEE

Problemi con lo stile? Indossa una gorgiera! Sì, avete letto correttamente: le gorgiere fecero la loro comparsa nel Cinquecento ma fu il secolo successivo a vedere protagonisti questi colletti alla spagnola realizzati in candida tela inamidata che in Italia furono chiamate “lattughe” per la loro forma che ricordava l’insalata.

Silvia Beccaria, dopo un percorso di studi incentrato sull’arte-terapia, si è specializzata nella Fiber Art, corrente che indaga l’uso di materiali fibrosi e nell’utilizzo del telaio. Per le sue opere, create filo dopo filo, la definizione di “fibra” viene estesa sino ad includere prodotti industriali, anonimi, marginali, come pvc, gomma, plastica, lattice, poliuretano, ai quali parrebbe difficile attribuire qualità estetiche ma che possiedono un comune denominatore: la loro “tessibilità”. I materiali scelti per le loro caratteristiche di consistenza, elasticità, trasparenza e colore, sono imprigionati dall’ordito e, al tempo stesso, lasciati liberi di muoversi così da creare un effetto di tridimensionalità che ne costituisce il fascino. Opere tessili (arazzi, e sculture) e gioielli contemporanei ispirati alle gorgiere storiche.

Tutti Frutti, ultima in ordine di tempo, presenta una natura che si trasforma in trasparenze di resine colorate, gialli luminosi, rossi e verdi lucenti. Cibi da indossare che diventano espressione di ciò che si è, di un individuale mondo interiore preziosamente unico, segni di una ricerca di corrispondenze tra realtà ed eleganza della forma, di feste, di sapori e d’invenzione creativa.

Poche altre parole sono necessarie, tanta è la loro bellezza; accessori ideali per valorizzare se stessi senza prendersi troppo sul serio. Sarete notati per forza!

 

Post by Maria Chiara

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Photo by Alessia Micheletti – Mariano Dallago – Silvia Paganino

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JULIAN HAKES: ESTETICA E DESIGN

JULIAN HAKES: ESTETICA E DESIGN

A vederle sembrerebbero delle piccole sculture, oppure delle bucce di limone arrotolate come quelle che si mettono nei cocktail… e invece sono scarpe. Eleganti, futuristiche, leggere e coloratissime le Mojito, firmate Julian Hakes, sono anche inaspettatamente comode. Nate infatti dopo un attento studio del designer londinese sulle impronte lasciate sulla sabbia, queste calzature sfruttano il naturale appoggio del piede su punta e tallone, lasciando completamente libero l’arco plantare. Il tacco largo e le avvolgenti imbottiture interne fanno il resto. Adatte ad una serata speciale, valorizzano anche all’abito più semplice con un tocco di colore: in versione matt, lucida, con strass, natural o fluo, ne esistono molteplici varianti e le potete trovare su numerosi store on-line, anche a prezzi decisamente convenienti. Create con resine plastiche e rivestimento in tessuto, queste scarpe rispecchiano perfettamente la filosofia di questo blog che si impone di unire sempre etica, estetica ed innovazione in un solo concetto inscindibile.

 

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JUST FOR KIDS: GLI ANIMALI SONO AMICI

JUST FOR KIDS: GLI ANIMALI SONO AMICI

Ci pensavo l’altro giorno, mentre cercavo delle scarpine per il mio bimbo di 3 anni: sono davvero pochi i marchi cruelty-free che propongono linee adatte anche ai piedini dei più piccoli. Se non si vuole acquistare la classica scarpa da tennis, facilmente reperibile anche in semplice corda, tela, cotone e gomma, la scelta si complica: una piccola parte in pelle la si trova sempre, che sia nelle rifiniture o nella soletta interna. Del resto, se abbiamo scelto di seguire una filosofia di rispetto verso il pianeta e di non violenza nei confronti degli animali, vorremmo essere coerenti non soltanto nell’alimentazione… E allo stesso modo vorremmo trasmettere questi valori anche ai nostri figli. Ma d’altro canto non possiamo farli vivere perennemente con addosso un paio di sneaker in tela e gomma. In inverno, poi… Quindi? Come si fa? Un bel dilemma. Beh, care mamme e cari papà all’ascolto: potete smettere di dannarvi perché è arrivata in nostro soccorso la linea kids proposta da Cammina Leggero. Sandali, scarponcini, sneaker e ballerine dai colori vivaci o naturali, rigorosamente in microfibra cruelty-free: leggerissima, traspirante, impermeabile, adatta alla vita dinamica dei più piccoli. Ogni scarpa è dotata di un plantare estraibile in poliuretano, ricoperto da una microfibra antibatterica e lavabile. La fodera interna è sempre in microfibra traspirante e antibatterica. L’intersuola, idrorepellente e anallergica, è realizzata con resine e cascami tessili. E che dire della suola, importantissima per un buon appoggio del piedino? Ovviamente in morbida gomma naturale, flessibile e antiscivolo. Ma con delle scarpine così, chi li ferma più i nostri piccoli, adorabili terremoti?! #ingoodwetrust

 

Post by Stefi

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SUMMER TREND: IN THE MOOD OF WAVES

 

SUMMER TREND: IN THE MOOD OF WAVES

Colori freddi e riposanti, sfumature marine che virano dall’indaco intenso al verde smeraldo; linee minimal o futuristiche, abbinati a tessuti tecnologici estremamente duttili. Plastica recuperata dal mare, reti abbandonate dai pescatori: il riciclo diventa un trend anche tra le grandi aziende come Adidas, che lancerà nel 2016 la sua nuovissima linea di sneaker totalmente realizzate con reti e contenitori plastici usati per la pesca e abbandonati in mare. O come Levi’s, che ha creato la sua linea denim ricavato dalle bottiglie di plastica lasciate alla deriva. O ancora come Raw for the Ocean, linea creata in collaborazione con Pharrell Williams e lanciata allo scorso New York Fashion Week, ricavata dai rifiuti plastici ripescati dai fondali marini. La moda acquisisce un nuovo lato etico e il mare ringrazia… Come tutti noi.

 

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