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NR RAPISARDI: STRETCH YOUR LIFE!

NR RAPISARDI: STRETCH YOUR LIFE!

E’ sempre un piacere per me poter leggere storie come questa. Storie che parlano di una consolidata realtà aziendale che decide di cambiare la sua filosofia, di produrre con maggior rispetto, continuando a lavorare con la stessa cura ma stravolgendo la scelta dei materiali. NR RAPISARDI, il brand fiorentino che coniuga la tradizione manufatturiera toscana e la ricerca di nuovi stili e materiali, ha appena fresentato a Pitti Uomo la nuova sneakers slip on che fa parte della linea “Stretch Your Life“. Una calzatura dal mood sportivo e urbano per la nuova linea che riprende il motto del band: modelli facili da indossare e perfetti per i look di tutti i giorni. La nuova sneakers DAVID, come la versione femminile VENERE, hanno due nomi che sono un omaggio alla città di Firenze da dove il brand è partito oltre 50 anni fa. Il modello è una slip on con la suola flessibile realizzata interamente in banda elastica. Stretch per definizione e per materiali si declina in diverse varianti: nella versione elastico basico nei toni del nero, blu, testa di moro, nela versione multicolor e in quella con stampe, come quella che richiama il tessuto tipicamente maschile delle cravatte. Una calzatura versatile per uomini di tutte le età e di tutti i tipi. n progetto che si riallaccia al tema di questo Pitti Uomo – “Pitti Generation(s)” – sulla simultaneità di tante generazioni diverse che convivono e su una nuova mod senza tempo dove si mixa il proprio tempo personale insieme a sperimentazioni e ricordi. La slip on stretch pensata da NR RAPISARDI è un accessorio passepartout per eccellenza grazie al suo design pulito e minimale e alla ricerca sui materiali. Sono infatti state impiegate materie prime innovative di origine vegetale per un approccio ripettoso dei diritti degli animali e dell’ambiente. Dalla stagione estiva 2016, l’azienda aderirà al progetto Animal Free Fashion di LAV per una moda responsabile e sostenibile, senza utilizzo di materiali di origine animale. Tutte le collezioni sono realizzate interamente in Italia lavorando con fornitori selezionati con cui NR RAPISARDI collabora da anni, mantenendo oggi come nel 1959, data di fondazione dell’azienda, le caratteristiche proprie del suo DNA: la grande selezione di materiali e la qualità e cura nella realizzazione. #ingoodwetrust

 

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CARMINA CAMPUS & VIBRAM: S/S COLLECTION 2016

 

CARMINA CAMPUS & VIBRAM: S/S COLLECTION 2016

Cominciamo il 2016 con una splendida notizia che arriva direttamente dall’Olimpo della moda! Eh sì, perché anche in casa Fendi qualcosa sta cambiando…

Carmina Campus è il marchio di accessori moda e oggetti d’arredo creato nel 2006 da Ilaria Venturini Fendi: figlia di Anna, una delle cinque sorelle Fendi, e sorella di Silvia Venturini Fendi (presidente di Altaroma e direttore creativo con Karl Lagerfeld della storica maison, per le linee uomo e accessori), Ilaria ha scelto di continuare a lavorare nel campo del fashion design, seguendo la tradizione di famiglia. Ma lo ha fatto, negli ultimi anni, in una chiave personalissima: Carmina Campus – sita all’interno della sua affascinante azienda agricola, alle porte di Roma – nasce come progetto di ceratività sostenibile e di ethical fashion, in risposta agli effetti dell’attuale crisi economica, ecologica e sociale. Il tutto sottolineando l’importanza della filosofia del “fatto a mano”, l’eccellenza artigianale e la predilezione per la cultura del riutilizzo. Il know-how di Ilaria come designer di accessori di alta gamma – per anni è stata direttore creativo Accessori di Fendissime e shoe designer per Fendi – si coniuga con la volontà di interpretare in maniera responsabile il mondo della moda, scegliendo solo materiali di recupero o di scarto. A partire dal pvc ai tappeti antichi, dai copertoni di camion ai tubi di plastica, dagli scarti di ferramenta agli scampoli, dalle lattine di alluminio ai ritagli vintage di tessuti, fondi di magazzino o fine serie. Residui poveri dunque, recuperati, riciclati e trasformati in oggetti unici grazie a un design innovativo e una cura manufatturiera mutuata dalle produzioni di lusso. A tutto questo si uniscono le attività di utilità sociale, tra cui il progetto speciale in Africa svolto in collaborazione con l’International Trade Centre (ITC), agenzia congiunta delle Nazioni Unite  e dell’Organizzazione Mondiale del Commercio attiva nella promozione del lavoro, della formazione professionale e della micro imprenditoria nei paesi africani.

Vibram nasce nel lontano 1937 grazie al fondatore Vitale Bramani (nonno dell’attuale presidente Marco) che ebbe la geniale intuizione di utilizzare la tecnologia della gomma vulcanizzata per lo sviluppo di suole da montagna, abbinandola al designdel Carrarmato. L’innovazione epocale ebbe un immediato successo che ha dato al marchio fama internazionale come sinonimo di qualità, performance e sicurezza. Ed è da più di venti anni che Vibram lavora in direzione della sostenibilità con diverse iniziative, dalla creazione della mescola Ecostep, alla realizzazione di prodotti in pieno rispetto delle normative europee, includendo anche i propri materiali e i gadget promozionali.

Dopo il grande successo della collezione F/W 2015 nata dalla collaborazione tra i due brand, Carmina Campus e Vibram presentano le nuove proposte per la stagione S/S 2016. Una collezione speciale che unisce il marchio di moda etica di accessori, gioielli ed elementi di arredo all’azienda ledear nel mondo della produzione di suole in gomma ad alta prestazione destinate al mercato dell’Outdoor, del Lifestyle oltre che a quello Industrial e della Riparazione. Due realtà diverse con un obiettivo comune: rispettare l’ambiente e la terra che ci ospita, oltre ai suoi abitanti, grazie a un modo diverso di pensare e produrre moda. Nasce così una collezione di borse uniche, comode e dal design sofisticato che si fa portavoce di un preziosissimo valore aggiunto: riciclare materiali destinati allo smaltimento, ottimizzandone l’impiego per ridurre al minimo l’impatto ambientale. Create, prodotte e distribuite da Carmina Campus, le borse nascono infatti dal riutilizzo di fogli di gomma di scarto Vibram e trasformati in prodotti finiti. I modelli includono: shopping bag, postine e micro-postine, tote bag, handle bag con pattina e uno zaino. Gli intrecci laterali e le evidenti impunture dei bordi prendono invece vita grazie a lacci di scarpe colorati, che in due modelli di shopping servono a legare i piccoli ritagli di gomma sagomata che costituiscono la struttura della borsa. Le “bave” di lavorazione, ossia l’eccesso della gomma Vibram utilizzata per le suole, si trasformano in decori per manici e pattine. Alcuni modelli di borse sono stati realizzati con lastre di Ecostep, una mescola esclusiva Vibram con un caratteristico effetto puntinato multicolore, utilizzata nelle quattro tonalità base del ghiaccio, nero, mile e blu. Introdotto sul mercato oltre qundici anni fa e realizzato con scarti di produzione, in grado di ridurre i rifiuti e l’uso di materiali vergini fino al 30%, Vibram Ecostep è un materiale tecnico ed ecologico di altissima qualità da oggi utilizzato anche da Carmina Campus per produrre borse cruelty-free. Un nuovo modo quindi di concepire la moda, con uno sguardo rivolto al rispetto della vita e del pianeta. #ingoodwetrust

 

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PINA: UN INNOVATIVO TESSUTO VEGETALE

PINA: UN INNOVATIVO TESSUTO VEGETALE

A Natale per tradizione sulle tavole compaiono cesti di frutta colorata: mandarini, noci e datteri, papaya, mango e ananas… Ecco per molti l’ananas è solo un frutto esotico da mangiare ogni tanto, ricco di sostanze nutritive e benefiche per l’organismo. Ecco invece quale interessante uso ho scoperto di recente: dall’ananas si ricava un bellissimo tessuto.
Nota come Piña, la fibra ricavata dagli scarti della lavorazione degli ananas è un’alternativa interessante e più eco-sostenibile dei materiali tradizionali per la realizzazione di tessili, tappezzerie, tessuti industriali e abbigliamento.

E’ una materia prima di scarto, la cui produzione non ha alcun impatto in termini di impiego di risorse idriche o di consumo di suolo.
Piña è una fibra molto soffice, sottile, leggera, facile da lavare, biodegradabile e viene estratta dalle foglie di una varietà detta Ananas Cocosus (Linn.)Merr, ricche di cellulosa e lignina tramite lavorazione meccanica. Le fibre hanno una lunghezza di circa 60 cm, di colore bianco o crema, e sono lucide come la seta.

Ideati per la decorazione di interni (tendaggi, drappeggi, divisori per ambienti e paralumi) tra i tessuti in fibre naturali quelli in fibra di ananas si presentano resistenti in una direzione (possono essere arrotolati) e sono comprensivi di un trattamento che li rende ritardanti alla fiamma conformemente alle normative ASTM E-84 Classe A per la propagazione della fiamma e lo sviluppo del fumo.

Oltre alle foglie anche il succo del frutto è utilizzato nella creazione di materiali innovativi ed in particolare per i tessuti bio-attivi destinati al settore medicale per il trattamento di ferite. Sono costituiti da cellulosa e prodotti con batteri coltivati in succo di ananas. Incorporano uno speciale idrogel che provvede ad inumidire le ferite acute e croniche in fase di guarigione, dare sollievo in caso di scottature ed ustioni causate dal sole e migliora le condizioni della pelle, rimanendo sollevato e lasciandola liscia.
Questo Natale, mangiando la classica fetta d’ananas alla fine del cenone, apprezzerò ancora di più questo frutto dai molteplici usi.

 

Post by Alice

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MAMMOTH OUTWEAR: IL PARKA CRUELTY-FREE

MAMMOTH OUTWEAR: IL PARKA CRUELTY-FREE

Per combattere il trend dei parka con cappucci foderati di vera pelliccia che spopola ahimé in Canada, James Yurichuk, fondatore del nuovo brand Mammoth Outwear, ha lanciato una campagna di sostegno a difesa di orsi, volpi e lupi, creando una nuova linea di parka uomo e donna, interamente animal-free. Il ricavato della vendita di questii capi, altamente traspiranti, termici e resistenti, verrà donato a supporto del progetto Make Fur History. Presto posterò un mood board con le immagini di questi splendidi capi e un’intervista approfondita a James, in cui vi racconterò di più su questa bellissima iniziativa. #ingoodwetrust

 

Post by Stefi

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BORSE ORIGINE: CRUELTY-FREE MADE IN ITALY

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BORSE ORIGINE: CRUELTY-FREE MADE IN ITALY

Borse artigianali totalmente cruelty-free, curate tanto nell’estetica quanto nella funzionalità e ricercate nella qualità dei materiali così come nelle lavorazioni. E’ la prima linea di Origine, brand che prende vita dalla creatività di Giulia Marotta, fashion designer vercellese particolarmente attenta allo sviluppo dei prodotti etici che non vedano alcun impiego di materiali di origine animale. La collezione A/I 2015-2016 prevede 11 pezzi ideati e disegnati tra Piemonte e Lombardia e realizzati all’interno di laboratori fiorentini dalla lunga e consolidata tradizione manufatturiera. Borse innovative nelle linee e nei materiali rivolte a un pubblico esigente di donne che desiderino coniugare una scelta etica e la qualità del prodotto interamente made in Italy. Nelle borse Origine, lana, seta o pelle tipiche della tradizione manufatturiera italiana hanno ceduto il passo a materiali come poliuretano, poliestere, viscosa e cotone. L’approccio e la produzione cruelty-free sono certificati dalla partecipazione di Origine al progetto LAV ANIMAL FREE FASHION, con il massimo del reting previsto: VVV+. Ho chiesto a Giulia Marotta che cosa l’abbia spinta a creare la sua linea etica e la sua risposta mi ha molto colpita, poiché rispecchia perfettamente la filosofia di Ethical-Code: “Il mio impegno è quello di creare una linea di accessori che segua le tendenze della moda con eleganza e spirito innovativo, distinguendosi dai brand che per non usare la pelle si limitano a fare una sacca di canapa, rinunciando allo studio e alla realizzazione di accessori tendenti al lusso. Il fatto di non utilizzare pellami non è necessariamente sinonimo di risaprmio, ma significa sostituire la pelle con materiali e tessuti di qualità.” Quindi accessori moda di grande tendenza che siano “Chic” e non “Chip”. Ah, che piacere sentirlo dire sempre più spesso…! Le tracolle, le borse a mano e le shopping bag Origine presentano accostamenti diversi di materiale e di design, trasformando ogni creazione in uno “spezzato” che unisce almeno due lavorazioni artigianali, fatta eccezione per la sottospalla grande e la pochette in viscosa che propongono un’unica fantasia. I grandi sogni richiedono intraprendenza e una buona dose di coraggio per essere realizzati e Giulia mi ha voluto confidare un segreto: “Ho frequentato l’Istituo Marangoni di Milano per coltivare la passione che avevo fin da bambina per la moda. La vita mi ha poi portato a cambiare strada e così ho accantonato i miei sogni, iscrivendomi e completando gli studi in radiologia. La mia viscerale passione per la moda tuttavia ha continuato a farti sentire prepotentemente, riportandomi ancora una volta sui miei passi. Dopo un corso di modellistica di borse alla ModaPelle Accademy ho deciso di realizzare Origine, anche grazie al supporto della mia famiglia e del mio cmpagno. Molti cambiano vita e intraprendono attività imprenditoriali perché spinti da insuccessi o difficoltà a trovare un impiego stabile. – conclude Giulia – Nel mio caso, nonostante uno stipendio sicuro e tanta fatica per arrivarci, non ho potuto evitare di assecondare una passione che scalciava e sgomitava dentro di me. Così ho deciso di mettere tutto in gioco per dedicarmi ad un’attività che mi rispecchiasse totalmente, scelte di vita comprese.” E noi non possiamo che farle i nostri complimenti oltre che un grandissimo in bocca al lupo, perché in italia c’è bisogno di persone ancora in grado di sognare, proprio come lei. Brava Giulia! #ingoodwetrust

 

 

Post by Stefi

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KARTELL FASHION: IL DESIGN VA DI MODA

KARTELL FASHION: IL DESIGN VA DI MODA

Ricordo quando da bambina andavo con il nonno a prendere mia madre in ufficio. Lavorava ad Ottagono, una storica rivista di design e architettura dal particolarissimo formato quadrato, un tempo molto seguita. Nell’attesa che mia madre finisse quel che aveva da fare, adoravo sedermi a una scrivania vuota e sperimentare “l’ebrezza” della macchina da scrivere; oppure girare per i corridoi e le stanze della redazione salutando gli architetti e curiosando negli scatoloni aperti, alla ricerca di qualche copia fresca di stampa dall’inconfondibile profumo… Che bei tempi! Credo di aver scoperto Kartell proprio in una di quelle occasioni, sfogliando una numero della rivista. C’era una foto di una bella lampada dal cappello tondo e dal braccio affusolato in acciaio e delle sedie colorate fatte di plastica che sembravano venire direttamente dal futuro! Ahimè, dopo cinquant’anni di onorata carriera, Ottagono ha chiuso proprio lo scorso anno lasciando, a detta di molti profesionisti, un vuoto incolmabile nelle riviste di settore. Kartell invece è ancora una delle aziende di design più quotate nel mondo e continua a distinguersi per l’utilizzo di materiali plastici attraverso processi e tecnologie assolutamente innovative. Grazie a questa continua ricerca, l’azienda ha introdotto proprietà del tutto inedite in questo materiale come la satinatura, la flessibilità, la resistenza agli agenti atmosferici, l’incredibile gamma di colori e la sorprendente morbidezza al tatto. Kartell è ormai considerata una vera e propria icona di lifestyle e grazie alla produzione certificata che evita sprechi e si muove sempre più a favore di un discorso di ecosostenibilità e riciclo, è riuscita a far approdare la plastica in un ambito nuovo e insolito: quello della moda luxury e cruelty-free. Avvalendosi della collaborazione di grandi brand made in Italy come Moschino o Normaluisa, Kartell ha dato vita a collezioni di borse e calzature colorate, divertenti e easy to wear, in cui fashion e design si fondono perfettamente. In un intreccio di suggestioni romantiche e metropolitane, in un mix variopinto di leggerezza e nonchalance, ora sofisticato, ora sbarazzino, ma sempre rigorosamente in plastica super soft e riciclabile al 100%, viene presentato un prodotto in grado di soddisfare tutti i desideri di un target vasto ed esigente. #ingoodwetrust

 

 

Post by Stefi

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WAXMAX: JUST AN AFRICAN TOUCH

WAXMAX: JUST AN AFRICAN TOUCH

L’altra sera siamo stati invitati alla presentazione del progetto WaxMax, ospitato per l’occasione nello store milanese Five to Nine in corso Garibaldi 42. Già dall’esterno della vetrina la forza delle sgargiati fantasie dei tessuti Wax catturava inevitabilmente l’attenzione dei passanti, abituati nella loro quotidianità metropolitana a colori decisamente più spenti. Entrando siamo stati avvolti da un tripudio di rossi, arancioni, porpora, verdi, gialli, viola e blu sapientemente accostati per creare una collezione d’abbigliamento, accessori e complementi d’arredo davvero incredibili. WaxMax nasce dalla creatività di due donne che in un piccolissimo altelier senza vetrina, ma con una grande finestra aperta sulla strada e sul mondo, hanno dato vita a un progetto che unisce design, lavoro manuale, etica ed eleganza. Sono Elena Vida, architetto milanese di origini armene e Andrea Folgosa, stilista catalana residente a Milano. Una storia tutta al femminile con una contaminazione culturale nata dalla passione per l’African Wax Print Cotton. WaxMax è un pensiero cresciuto tra l’Italia e Capo Verde, ma idealmente destinato a superare ogni confine: piccoli laboratori, cooperative e botteghe artigiane di lunga tradizione vengono coinvolti per creare abiti, accessori e pezzi d’arredo utilizzando il tipico “tessuto africano”. Ogni collezione è unica, una “limited edition” dalle forme pulite e rigorose e dai colori decisi: un incontro tra design e tradizione capace di dar vita ad oggetti contemporanei e insieme senza tempo. WaxMax investe, cresce, crede, coltiva sogni nel cassetto. Il più grande è sicuramente promuovere WORKING | WOMEN | WIN, un progetto che incentiva la collaborazione tra designer e artigiani, sostenendo la crescita di alcuni laboratori a Capo Verde e a Dakar per la realizzazioni di prodotti non solo belli e utili, ma anche eticamente ed economicamente sostenibili. Vi consiglio di fare un salto nello store di Corso Garibaldi: la collezione sarà esposta fino al 15 di novembre e ad accogliervi troverete Elena o Andrea che vi sapranno consigliare e vi racconteranno qualcosa in più in merito a questa splendida realtà. Altrimenti potrete andarle a trovare ogni venerdì direttamente nel loro delizioso atelier in via Nino Bixio 27. Milano si è abbellita con un vivacissimo tocco d’Africa che non può che far bene all’umore e al cuore. #ingoodwetrust

 

Post by Stefi

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ESCUDAMA: PAZZI PER LA CARTELLA

ESCUDAMA: PAZZI PER LA CARTELLA

Perchè definire un oggetto iconico? I motivi possono essere molti e la sana nostalgia che ci suggerisce il vederli è certamente uno di questi.

Escudama, azienda piemontese nata nel 1981, ha saputo conservare le forme della tradizione riproponendole al servizio della modernità. Cartelle e cestini che un tempo conservavano libri, quaderni e matite sono oggi dimora ideale per computer, smartphone e tablet.  Amati e cercati da chi li ha visti protagonisti della propria infanzia, riconosciuti ed apprezzati da chi è venuto dopo. Le forme sono state rese più generose rispetto ai classci e  gli angoli addolciti,  ma la vera forza è  nei colori e nei materiali. Le gradazioni passano dal pastello al fluo mentre il materiale di punta è la vernice. Spettacolare.

Alcune capsule, spesso pensate per i più giovani, sono realizzate con la collaborazione di artisti, belle e altrettanto uniche. La varietà di modelli e dimensioni permette ad Escudama di accompagnare la donna durante l’intero corso della giornata e il resto della famiglia… quasi ovunque!

Per dovere di informazione e onestà occorre segnalare che i modelli in argento metal hanno  i manici in vacchetta. Il resto della collezione in vernice  è invece realizzata  in ecopelle poliuretanica.

Non avere una cartella Escudama sarebbe da folli, io corro a comprarla e voi?

 

Post by Maria Chiara

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UGO MASINI: LE GOUT INTERIEUR

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UGO MASINI: LE GOUT INTERIEUR

Parliamo ancora di EcoFashion, di tendenze accattivanti e di giovani talenti che si stanno facendo strada nel mondo della moda. Ho conosciuto questo giovane stilista proprio in occasione del nostro Ethical Fashion Event e sono rimasta folgorata dall sue creazioni. Classe 1981, Ugo Masini nasce a Latina il 24 gennaio. Dopo il diploma al Liceo Artistico di Latina, si iscrive a Scienze del Costume e della Moda presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Parallelamente al suo percorso di studi inizia l’attività di costumista teatrale e stylist per servizi fotografici di moda, cucendo a mano ogni sua creazione e proponendo il suo primo progetto di “Reciclostyle” che darà poi vita a “Le Goute Interieur”, una collezione di abiti basati sul riutilizzo e sulla rivisitazione di capi usati. Il progetto prende sempre più forma negli anni, subendo evoluzioni e cambiamenti: gli stili si mescolano così come i tagli e le stampe, spaziando dal vintage fino agli anni 80. Ugo vince per ben due anni consecutivi il MarteLive nelle edizioni 2010/2011 nella sezione Moda&Riciclo, ricevendo in premio la possibilità di esporre i suoi capi nella eco boutique della celeberrima Lidia Firth. A partire dal gennaio 2015, in occasione della Fashion Week, presenta a Milano le sue collezioni F/W 16 e S/S 16. Eccovi un’anteprima della sua ultima collezione S/S 16: linee ampie, semplici e sportive, dalle influenze decisamente nipponiche. Ancora una volta moda e riciclo possono andare di pari passo, regalando sorprese davvero inaspettate. #ingoodwetrust

 

Post by Stefi

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NEOPRENE: NUOVI ORIZZONTI TRA MODA E DESIGN

NEOPRENE: NUOVI ORIZZONTI TRA MODA E DESIGN

Indossereste una muta da sub per uscire a cena? Scegliereste il neoprene per l’abito da sposa?
Prima di rispondere date un occhio alla nuova tendenza che sta portando materiali un tempo destinati al mondo dello sport specializzato a quello della moda e del design.
Neoprene, altrimenti noto come “tessuto scuba” o in maniera più tecnica opolychloroprene è una gomma sintetica inventata dalla DuPont negli anni Trenta.
E’ un materiale duraturo, flessibile, facile da lavorare, isolante, resistente all’acqua e ai raggi UV, morbido e liscio al tatto ma al tempo stesso compatto. Usato come tessuto da abbigliamento per la prima volta negli anni Cinquanta da due fratelli californiani patiti del surfing solo negli anni Ottanta, il neoprene è ha iniziato a contaminare il mondo dell’abbigliamento “streetwear”. Oggi si può dire che la “neoprene-mania” ha contagiato i più svariati campi di applicazione. Qualche esempio interessante.

Neò, un marchio italiano diventato “un caso”, per essere riuscito a sbarcare in poco tempo negli shop del Moma e del Guggenheim a New York. Un team tutto al femminile lavora all’uncinetto, a maglia, al telaio, secondo le tecniche tramandate dalle nonne, preziose depositarie della tradizione, creando gioielli particolari, borse e pochette.
Ho la fortuna di possedere una pochette Neoshop grigia lavorata a maglia, che custodisco gelosamente tanto è bella e morbidosa, ideale per un aperitivo o una serata speciale. Tubino nero e collana Neoshop? Versione rivisitata del giro di perle. Anche Audrey Hepburn approverebbe! Non avere un loro pezzo è da pazzi!

Da Marc Jacobs a Miu Miu; da Alexander McQueen a DKNY; da Yohji Yamamoto a Karl Lagerfield; da Armani a Givenchy; da Jean Paul Gaultier a Sadie Williams; da Fendi a Kenzo; da Versace a Zara; da Asos ad Alexander Wang… il mondo dei grandi della moda ha detto la sua. Ma ecco anche la versione young.
La designer ucraina Technogenesis nella sua collezione vincitrice del secondo premio al cocorso “look into the future” dell’Ukrainian fashion Week presenta una giaca con cappuccio realizzata dalla combinazione tra una parte inferiore “solida” in neoprene e una parte superiore traforata a laser.

Altrettanto incisiva la linea Provo-CUT della designer Zita Merényi, che ha ha sostituito le tradizionali cuciture con saldature a caldo dei pezzi di neoprene color grigio. L’effetto che ne deriva è una sorta cicatrice. Dice la stilista: “Questa è una collezione di cappotti nella quale utilizzo la saldature al posto delle linee d cucitura, che assomigliano a cicatrici, riflettendo sulle tracce temporanee e nel lungo periodo dell’uomo sul Pianeta Terra.”

Morbidezza e isolamento termico ne hanno fatto un materiale molto apprezzato anche per l’utilizzo come rivestimento di caraffe e termos per caffè. Due esempi: Menu Carafe disegnata da Jakob Wagner e la Caffè solo, un interessante sistema per un caffè all’americana senza il classico filtro di carta.

Nome davvero regale per la Prince Chair, disegnata da Louise Campell in occasione del concorso internazionale per la realizzazione di una sedia per il Principe di Danimarca. Composta da una seduta in neoprene e struttura in acciaio, la trama leggera che la caratterizza crea l’illusione di un foglio di carta ritagliato ed è stata realizzato attraverso moderne tecniche di taglio all’acqua e al laser. La sedia, prodotta da Hay, ha vinto diversi premi di design ed è esposta al MoMa di New York.

 

Post by Alice e Maria Chiara

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