Ethical

TAGLIATELLE DETOX DI MARTIN: GUSTO E BENESSERE

TAGLIATELLE DETOX DI MARTIN: GUSTO E BENESSERE

Oggi, per la sezione food di Ethical-Code, voglio presentarvi una new entry. Lo abbiamo incontrato in occasione del nostro primo Ethical Fashion Event durante la settimana della moda milanese, presso lo Chateau Monfort e il Concept Design Store Understate. Lui è Martin Vitaloni, Executive Chef del ristorante Rubacuori, che ha realizzato per noi e i nostri ospiti un raffinato buffet vegano, saporito e fantasioso. Per evitare ogni sorta di polemica o contestazione, tengo a precisare che Martin non è uno chef vagano ma è un professionista poliedrico e preparato, con un vissuto da vegetariano, in grado di soddisfare pienamente le esigenze di una clientela particolare come quella vegetariana e vegana: una dote non comune tra i suoi colleghi… E a noi questo piace molto! Oggi Martin ha voluto regalaci una sua ricetta veganfriendly creativa e disintossicante, perfetta in vista della stagione autunnale appena cominciata.  Sono certa che le donne all’ascolto ne apprezzeranno i benefici… ^_^ Grazie Martin! #ingoodwetrust

 

DETOX-TELLE, le tagliatelle detossinanti

Per la pasta:

500 gr Farina di semola di grano duro

200 gr Latte di soia bio

5 gr Alga Spirulina in polvere

 

Per la salsa:

200 gr Finocchi

1 Limone

Olio Extravergine d’oliva qb

Sale qb

Menta

Semi di Canapa decorticati

 

Fare la pasta per le tagliatelle impastando tutti gli ingredienti sopraindicati; se l’impasto dovesse necessitare di umidità, bagnarsi le mani con acqua naturale. Tirare le tagliatelle e riporre in frigo. Per la salsa, bollire i finocchi tagliati sottili in acqua poco salata; una volta cotti, metterli nel blender e frullare emulsionando con olio extravergine d’oliva crudo, aggiustando di sale. Cuocere le tagliatelle e condirle in una ciotola con olio extravergine, menta in foglie spezzata a mano, succo di limone e semi di canapa tostati. Disporre in un piatto la salsa al finocchio in quantità a piacere ed adagiare le tagliatelle sopra alla salsa. Buon appetito!

 

Post by Stefi

Image source by Martin Vitaloni

Leave a comment

UN NUOVO MODO DI SEDERSI: ETICAMENTE

UN NUOVO MODO DI SEDERSI: ETICAMENTE

Quattro nuove sedie di design. I protagonisti: quattro originali materiali di riciclo.

Partiamo con uno degli attori del primo evento firmato Ethical-Code in programma tra pochi giorni durante la Milano Fashion Week.
Moda e design si fondono in un progetto che si fa portavoce degli attuali temi sulla sostenibilità e riciclo e insieme oggetto dalla forte carica poetica.
Rememberme. Questo il nome della sedia di Casamania. Un oggetto nato mescolando jeans e t-shirt di cotone con una speciale resina, un mezzo per dare nuova vita a oggetti che sono inconsapevolmente ma profondamente portatori di ricordi e memorie.
Rememberme è un progetto che inizia oggi ma che prospetta ampi margini di sviluppo e personalizzazione. La sedia può essere personalizzata con jeans e t-shirt in cotone forniti dal cliente. Per la sedia solo in jeans sono necessari circa 8 jeans. Per la sedia jeans + t-shirt in cotone sono necessari circa 4 jeans + 9 magliette in cotone per un totale di 5 kg.

Cartone reciclato è protagonista di Re-Ply Chair.
La sedia reclinabile Re-Ply utilizza una tecnica di stampaggio in attesa di brevetto per modellare quattro strati di cartone in una struttura confortevole. La materia prima viene raccolta, accatastata, tagliata, laminata, stampata e piegata per ottenere un prodotto finale resistente che viene montato su una base triangolare in acciaio. Il cartone viene così utilizzato in maniera originale sfruttando le sue caratteristiche formali che rendono unica la sedia a sdraio realizzata. Il prodotto ha un bassissimo impatto ambientale perché costruito principalmente con cartone riciclato.

Acciaio riciclato per la sedia tubo di Ashley Baldwin-Smith.
L’artista inglese Ashley Baldwin-Smith, noto designer di mobili contemporanei, utilizza per le sue creazioni rottami metallici e parti di motore riciclati. La sedia tubo è realizzata con tubi di acciaio saldati ed è pensata per essere utilizzata sia come scultura che come comoda sedie da posizionare in giardino o in ambienti chiusi.

Scultura di cartone il quarto prodotto presentato.
Il designer coreano Park ha raccolto pile di imballaggi in cartone abbandonati accanto ai cassonetti, li ha incastrati fra di loro, ottenendo come primo risultato un ammasso gigante di rifiuti pronto per essere riciclato. Successivamente Park ha applicato l’arte degli scultori tradizionali utilizzando una smerigliatrice e la sega. Lentamente e metodicamente, ha scolpito l’ammasso di cartone fino a dargli la forma desiderata.

Ultimo prodotto in legno… dal nome molto evocativo per noi: Ethical chair dello studio Antipod del giovane team di designers di Belgrado.
Packaging piatto e processo di produzione semplificato per questa sedia dal design minimale, vincitrice di premio per la sedia più sostenibile nel concorso “Sitting green competition”.

 

Post by Alice

Image source:   12. 3. 4. 5.

Leave a comment

MILANO FASHION WEEK: PARTY D’INAUGURAZIONE

MILANO FASHION WEEK: PARTY D’INAUGURAZIONE

Avete impegni per domani sera? …Perchè? Ve lo spiego subito. Ieri si è ufficialmente aperta la settimana della moda donna milanese. E noi abbiamo scelto proprio il primo giorno di sfilate per inaugurare il primo Ethical Fashion Event firmato Ethical-Code. Nella splendida cornice dello Chateaux Monfort, magica location che incanta come in una favola, abbiamo presentato la collezione etica e sostenibile della maison Diamond Luisant, accompagnata in passerella dalle lussuose scarpe vegane di Opificio V Milano. Come eteree principesse d’altri tempi, impreziosite da un make up d’eccezione realizzato da LiquidFlora, le modelle hanno sfilato leggiadre davanti a giornalisti e special guests. Ad impreziosire la scenografia, il Design Concept Store Understate ha presentato le sedie Rememeberme prodotte da Casamania. A fine sfilata gli ospiti sono stati deliziati da un sorprendente buffet a base di finger vegani, realizzati dallo Chef Executive Martin Vitaloni, in collaborazione con l’azienda specializzata in farine e cereali bio Nutracentis. Non poteva naturalmente mancare un brindisi finale con un merviglioso Franciacorta DOCG fornito dalla cantina Marzaghe… E domani sera? Beh, domani sera aprirermo le porte al pubblico con un cocktail party, questa volta offerto dalle cantine Elisabetta Abrami, per inaugurare l’installazione artistica che Understate ospiterà fino a mercoledì 30 Settembre. Questo è l’invito. Fate un salto a trovarci! #ingoodwetrust

 

Post by Stefi

Leave a comment

MFW 2015: THE ETHICAL FASHION EVENT

MFW 2015: THE ETHICAL FASHION EVENT

Nella splendida cornice dello Chateau Monfort, in occasione dell’apertura della Milano Fashion Week, si è svolto il primo Ethical Fashion Event firmato Ethical-Code. Un evento d’eccezione, cruelty-free a 360°, che ha coinvolto brand e aziende etiche, raccogliendo numerosi consensi da parte di pubblico e stampa. Fieri di questo ambizioso traguardo, lo condividiamo con gioia con tutti voi! #ingoodwetrust

 

Post by Stefi

Video by MRK Productions – Dream&Dream

Leave a comment

ETHICAL FASHION EVENT: IN GOOD WE TRUST

ChateauMontfort-0032

ChateauMontfort-0034

ChateauMontfort-0039

ChateauMontfort-0195

ChateauMontfort-0196

ChateauMontfort-0011

ChateauMontfort-0007

ChateauMontfort-0051

ETHICAL FASHION EVENT: IN GOOD WE TRUST

In occasione dell’apertura della settimana della moda milanese, nella splendida cornice dello Chateau Monfort, ha preso vita il primo Ethical Fashion Event firmato Ethical-Code: una serata all’insegna del rispetto e della nonviolenza che ha coinvolto ambiti diversi ma pur sempre correlati. A partire dalla moda, con la presentazione della nuova collezione etica e sostenibile di Diamond Luisant, nuovo brand italiano che utilizza esclusivamente materiali animalfree di recupero per creare meravigliosi abiti d’alta moda; passando agli accessori, che hanno visto sfilare in passerella anche Opificio V Milano, marchio di calzature luxury vegane in grado di sottolineare l’inconfondibile maestria artigianale italiana applicata a materiali alternativi; fino ad arrivare al make up delle modelle interamente realizzato e curato da Liquidflora, prima linea italiana di cosmetici biologici certificati ICEA, non testati su animali, vegani, performanti e trattanti. Anche il cibo naturalmente ha dato il suo contributo etico grazie a NutracentisBio, azienda specializzata in farine e cereali bio, che per l’occasione ha fornito le materie prime per realizzare un meraviglioso buffet vegano a 5 stelle, realizzato dalle sapienti mani di Martin Vitaloni, giovane e talentuoso Executive Chef del ristorante Rubacuori. Un brindisi finale con uve pregiate in conversione bio, offerto dalle cantine Marzaghe Franciacorta, ha concluso degnamente una serata indimenticabile. La prima di una lunga serie… #ingoodwetrust

 

Post by Stefi

Moodboard by Marta

Photo by Diario Agrillo Photo

Leave a comment

GREZZO: THE RAW EXPERIENCE

GREZZO: THE RAW EXPERIENCE

Durante quest’ultimo anno e mezzo ho invidiato Roma perchè ospita una realtà unica al mondo; una pasticceria raw. Qualche settimana fa finalmente incontro Vito Cortese, chef e fondatore insieme a Nicola Salvi, di questo luogo magico ove la pasticceria nutre. Salute e gusto sono le parole chiave per descrivere la filosofia di GREZZO. Paradiso di intolleranti al lattosio, celiaci, vegani, salutisti e golosi.

Il latte di mandorla, prodotto quotidianamente in laboratorio, è alla base di molte preparazioni, mentre il resto degli ingredienti proviene da filiere Bio certificate e selezionate in prima persona. Inutile sottolineare l’estrema qualità delle materie impiegate. Assaggio Soft, cioccolatino raw con cioccolato non tostato dunque, con un sapore che si avvicina al cioccolato al latte. Strepitoso. Pasta di cacao, burro di cacao, vaniglia, zucchero di cocco. Voilà.

Mentre Patrizia mi presenta coloratissime cheese cake, brownies e biscotti, il mio sguardo va al  gelato. Il profumo è intensissimo, la densità al palato dà la sensazione del velluto, il gusto è incredibile! Vito mi confida che quello che sto gustando è l’esito, nato da pochi mesi, di una serie di tentativi e sperimentazioni iniziate proprio un anno e mezzo fa.  La base è fatta di anacardi, latte di mandorla e zucchero di cocco… la mantecatura è questione di esperienza.

Da Grezzo la sostenibilità raggiunge livelli altissimi. Il locale è stato ristrutturato con terra cruda e argille non trattate, sedute e tavolini sono di materiali riciclati, i contenitori sono tutti eco, viene impiegato il vetro così da poterlo riutilizzare e la plastica è usata solo dove strettamente necessario.

Prima di andare, con mio enorme sollievo, Vito mi dice che a breve partirà la rete di franchising in molte città, italiane e non. Grezzo è un parco giochi dove l’anima ritrova se stessa.

 

Post by Maria Chiara

Moodboard by Marta

Leave a comment

TIZIANO GUARDINI: SOYA SILK COLLECTION

1555589_721337967884734_728956181_n

1545731_721337821218082_1191482042_n

TIZIANO GUARDINI: SOYA SILK COLLECTION

Nella suggestiva cornice dell’ Isola Tiberina, presso la Terrazza Martini a Roma, si è svolto il Fashion River 2015, evento promosso e organizzato da Deacomunicazione Eventi e Ciack si cucina web tv, finalizzato a coniugare il mondo della moda a quello della cucina. E c’eravamo anche noi, in veste di media partner della serata… In quattro e quattr’otto abbiamo preso un treno per Roma, appositamente per ammirare la nuova collezione etica di Tiziano Guardini, lo stilista della natura: 15 pezzi in edizione limitata, realizzati in seta vegetale ricavata dalla fibra di soia. Un sogno! Questo innovativo materiale, oltre che un messaggio di rispetto nei confronti del pianeta e degli animali, racchiude molteplici qualità che lo rendono decisamente valido: provenendo da una fibra vegetale è un materiale a impatto zero sull’ambiente e il suo impiego dà vita ad un tessuto estremamente soffice e brillante, morbidissimo al tatto, resistente, antibatterico, traspirante, permeabile all’aria, solido al colore e in grado di bloccare i raggi UV. I dettagli, la scelta cromatica e le linee prive di tagli studiate dallo stilista sono meravigliose; così come le stampe, legate al magico mondo di operose creature oniriche come api, farfalle, libellule, scarabei, rinoceronti alati e millepiedi, sono state realizzate dal grafico internazionale Lorenzo Ceccotti e si sposano perfettamente con il messaggio eco dell’artista. I capi variano dall’abito lungo alla camicia kimono, dalla polo alla chemisier, abbinate a pantaloni neri e gonne, sempre dello stesso materiale vegetale. Ancora una volta assistiamo ad una perfetta sinergia tra etica ed estetica, ecologia e raffinatezza. Da oggi la seta tradizionale avrà una degna antagonista cruelty-free, in grado di sostituirla senza alcun rimpianto. #ingoodwetrust

 

Un ringraziamento speciale a Daniela Forlani, direttore responsabile di Vizio Capitale.

 

Post by Stefi

Leave a comment

HELLEN VAN REES: ALTA MODA SOSTENIBILE

HELLEN VAN REES: ALTA MODA SOSTENIBILE

Qualche settimana fa ho ricevuto una mail da una stilista d’alta moda, in cui si complimentava per il blog e per il messaggio positivo che con i nostri post cerchiamo di trasmettere. Al che, incuriosita e lusingata, le ho risposto per ringraziarla cogliendo chiaramente l’occasione per visitare il suo sito e… sorpresa! Come per magia sono atterrata in un mondo incredibile fatto di forme e di intrecci meravigliosi. Dovevo assolutamente sapere qualcosa di più riguardo a quest’ artista straordinaria, così ho deciso di intervistarla. Ed eccomi qui, pronta a raccontarvi il meraviglioso mondo della talentuosa Hellen Van Rees.

 

1. Che cosa ti ha spinto a creare collezioni basate sulla sostenibilità?

Durante il mio corso di laurea ero alla ricerca di una sostenibilità, di materiali etici e di benessere degli animali nell’industria della moda, ecc… intriducendoli nel mio lavoro, ma non in maniera così consapevole: il mio obiettivo principale era quello di creare materiali innovativi e trame interessanti. Quando ho realizzato la mia collezione finale al CSM per la tesi di laurea, le due realtà si sono unite. Sono stata la prima a laurearsi lì con una collezione sostenibile. Avevo sviluppato una tecnica per creare de tessuti, ricavati da filati sciolti e ricostruiti sulla base di cartamodelli. che una volta uniti davano un rislutato senza precedenti. I filati usati per realizzare la collezione provenivano da ritagli di tessuto, scarti, o vecchi scampoli recuperati dalle magliaie. Con questo metodo ero in grado di creare un tessuto ex-novo che avrei potuto declinare in altre texture, colori ecc.. per le successive collezioni e stagioni ed è grandioso perché mi permette inoltre di sperimentare e innovare. In quanto creatrice, sento di avere una grande responsabilità nei confronti dell’ambiente perché determinate scelte di mercato, finalizzate a lanciare un prodotto, creano a loro volta una richiesta da parte dei consumatori. Queste scelte dovrebbero essere quindi il più consapevole ed ecologico possibile. Non sempre i miei clienti comprano le mie collezioni per un discorso di sostenibilità, ma quando se ne rendono conto apprezzano ancora di più il capo acquistato, attribuendogli maggior valore.

 

2. Che cosa significa per te “moda sostenibile”?

E’ un discorso ambiguo. Quando ci si addentra sempre di più nel mondo della sostenibilità, il concetto diventa piuttosto complicato e contraddittorio. Nella sostenibilità rientra l’ecocompatibilità, così come il commercio equo e il rispetto per gli animali. Sono tutte realtà diverse e alcune di esser possiedono delle certificazioni. Mentre altre iniziative più piccole, essendo sottodimensionate, non possiedono alcuna certificazione. Ma spesso sono più veritiere e trasparenti delle filiere cerificate. A volte capita che un tessuto sia totalmente ecologico, equosolidale ecc.. ma per averlo di un determinato colore è necessario tingerlo e magari quella particolare tinta non è ancora stata realizzata in maniera sostenibile, oppure i tempi di consegna sarebbero troppo lunghi… Ed ecco che il discorso di sostenibilità viene in parte vanificato. Il processo di produzione può essere molto frustrante non essendo ancora organizzato come le altre catene di approvigionamento tessile e le opportunità non vengono sviluppate come dovrebbero. Il problema può essere risolto soltanto con la presenza sul mercato di più aziende che realizzino prodotti moda in maniera realmente sostenibile. Mi capita in alcuni casi di dover fare delle scelte contrastanti in maniera estremamente consapevole, e non soltanto perché mi piace o meno un materiale, e probabilmente finisco per sentirmi molto più in colpa rispetto ad uno stilista che sceglie i materiali solo sulla base di un fattore estetico, senza ulteriori approfondimenti. D’altro canto, trovo gratificante sapere che sto facendo del mio meglio per creare prodotti che non abbiano un impatto sull’ambiente, rispettando le condizioni di lavoro delle perone e il benessere degli animali.

 

3. Mi piace molto Iris Van Herpen e il suo stile creativo. So che hai collaborato con lei, non è vero? Raccontaci com’è stato lavorare al suo fianco e se il suo stile in qualche modo ha influenzato le tue collezioni.

Sono stata stagista nel suo studio per un breve periodo di tempo, tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010, prima che diventasse molto famosa. Eravamo nel suo studio ad Arnhem, lei non aveva ancora iniziato a stampare in 3D e aveva creato alcune delle sue meravigliose sagome (quelle che poi l’hanno resa celebre) interamente a mano. Le trovo ancora molto interessanti ed è proprio per questo che ho voluto fare quello stage con lei, pur essendomi già laureata e non necessitando di punti extra sul curriculum universitario. Era affascinante vedere come venivano create le sagome da elementi in realtà molto semplici (un abito basic, una gonna o un top), trasformandoli in qualcosa che somigliava molto ad una scultura. Il sottile confine che esiste tra scultura e capo d’abbigliamento è un concetto che ho assimilato e riportato nella mia collezione di laurea e nelle seguenti. Da un pò di tempo mi sono discostata da questo stile, concentrandomi più sulle texture contrastanti e sulle proporzioni, per ottenere un look classico ma contemporaneo.

 

4. Come descriveresti il tuo stile personale?

Mi piacere avere delle linee di base: quando sono in studio e devo lavorare adotto un look piuttosto comodo, quasi trasandato. Quando invece presenzio ad un evento di solito indosso una delle gonne della mia collezione, abbinandola ad una t-shirt nera, una bella collana, rossetto rosso, eyeliner nero, scarpe col tacco o, se posso evitare, sandali bassi o sneaker.

 

5. Sei vegetariana?

Non sono vegetariana, anche se mangio pochissima carne. Credo più nel consumo moderato piuttosto che nell’eliminazione totale di interi gruppi alimentari.

 

6. Quali sono i tuoi sogni per il futuro della moda etica?

Mi auguro che il settore moda diventi sostenibile, spero che la filiera cambi così che le piccole imprese ed i consumatori possano effettivamente vedere da dove provengono i loro prodotti e come sono stati realizzati.

 

7. Esprimi tre desideri…

Realizzare. Pensare. Creare.

 

Hellen Van Rees presenterà la sua nuova collezione P/E 16 presso lo showroom Avant-Premiere dal 17 al 23 Settembre, in occasione del prossimo London Fashion Week.

#ingoodwetrust

 

Post by Stefi

Moodboard by Marta

Photo by Hellen Van Rees Archive

Leave a comment

TIZIANO GUARDINI: LO STILISTA DELLA NATURA

TIZIANO GUARDINI: LO STILISTA DELLA NATURA

Una giacca di aghi di pino o un abito di corteccia? why not! Tiziano Guardini, talentuoso Fashion Designer è in grado di armonizzare elementi di una natura selvaggia attraverso l’eleganza delle forme.

Nato a Roma negli anni ottanta e formatosi all’Accademia Koefia, dopo alcune collaborazioni inizia ad essere recensito dalla stampa nazionale e internazionale, con menzioni da parte del NY Times, Vogue, Interview, Corriere della Sera, per citarne alcuni. Nel 2012 Tiziano viene invitato ad esporre durante un evento presso la Royal Albert Hall  di Londra; nel 2014 è ospite delle Nazioni Unite a Ginevra in occasione dell’evento “Fashion for forest and forest for fashion”. Ultima in ordine di tempo è la sua partecipazione alla mostra “l’eleganza del cibo, tales about food and fashion” presso il Museo dei Mercati di Traiano a Roma con un abito scultura realizzato mediante il ricamo di radici di liquirizia.

Ma non è solo haute couture: Tiziano veste e disegna una donna contemporanea e consapevole, proiettata nel contesto urbano senza dimenticare il forte attaccamento con la Terra. La collezione fw 2016/17  “Three days to butterfly” esprime una necessità di bellezza orientata verso il rispetto di tutti gli esseri, la sostenibilità e l’armonia. Il messaggio è indirizzato a ciascuno di noi e per esprimerlo al meglio ha scelto di realizzare alcuni capi con la seta Aimsha o Gandhi silk, seta ottenuta solo dopo che la larva ha completato la propria metamorfosi; la difficoltà di lavorare un filo spezzetato produce un tessuto più irregolare e unico nella tessitura, ad oggi difficile da trovare. Etico può essere bello?  Tiziano ne è un esempio. #ingoodwetrust

 

Post by Maria Chiara

Moodboard by Stefi

Photo by Fabio Bozzetti and Tiziano Guardini Archive

Leave a comment

CASTELLI: DI CARTA, DI PAGLIA, DI LEGNO, DI SABBIA

CASTELLI: DI CARTA, DI PAGLIA, DI LEGNO, DI SABBIA

Costruzioni leggere, a basso costo e di facile realizzazione in tempi rapidi. Ecco il progetto che lo studio di Shigeru Ban, archistar di fama internazionale, ha messo a disposizione della ricostruzione in Nepal. L’idea è tanto semplice quanto geniale: pareti perimetrali realizzate con telai in legno da riempire con i mattoni e le macerie del terremoto e copertura con travi tubolari in cartone reciclato locale. Una volta realizzata la struttura base, con il tempo le pareti possono essere sistemate e le macerie rimpiazzate.

Dalle vette del Nepal alle pianure dell’Olanda. Il giovane architetto Arjen Reas ha progettato un’abitazione privata a partire da un materiale povero e locale come la paglia, di cui erano costruiti i tetti delle case, ma con un design minimal. Modernità e tradizione si incontrano in un connubio di raffinata bellezza. La paglia è uno dei materiali della bio-architettura in quanto è ottimo isolante termo-acustico, regolatore dell’umidità interna, valido materiale dal punto di visto sismico e, strano ma vero, la paglia pressata ha una buona resistenza al fuoco.

Una cupola geodetica è una struttura emisferica composta da una rete di travi a formare un reticolo di triangoli accostati. Una costruzione complessa, riservata a supertecnici e dall’aspetto un po’ freddo e high-tec. Chris Jordan and Mike Paisley —i creatori di ‘hubs’ — hanno ideato questo kit per una autocostruzione di una cupola (o semi-cupola a seconda delle esigenze) in legno. Il concetto base è semplice e alla portata di tutti: nodi in plastica ai quali incastrare i bastoni di legno. In 10-15 minuti è possibile innalzare una struttura base. La compatibilità con qualsiasi tipo di legno conferisce un aspetto molto naturale alla costruzione, quale complemento a un giardino per una serra, un pollaio, un dehors.

Cupole di legno e cupole di sale. Il Saltyigloo è un esperimento di stampa 3d a partire da sale raccolto localmente nella Baia di San Francisco. La struttura è leggera e resistente. Il sale è mescolato a colla speciale che lo rende waterproof, traslucente e economico. Questo igloo è stato costruito con 336 pannelli che ricordano la forma cristallina del sale tenuti insieme da tiranti in alluminio, che rendono il guscio estremamente resistente e flessibile.

E dalle costruzioni in carta, in paglia, in legno, in sale… non poteva mancare il castello…di sabbia estivo! Come costruirlo? Ciascuno ha la sua teoria, ma un parere di un esperto si può sempre ascoltare. Renzo Piano intervistato dal The Guardian ha risposto così:
1. Deve essere chiaro che costruire un castello di sabbia è un’operazione del tutto inutile. Non aspettatevi troppo; scomparirà poco dopo, in primis perché non ha senso fare un castello troppo lontano dalla spiaggia. Il fatto che vi sia una sorta di rapporto tra il castello di sabbia e l’acqua è più importante di quanto si possa immaginare. Studiate le onde e successivamente decidete dove posizionare il vostro castello: se troppo vicino al mare, sarà immediatamente distrutto; se troppo lontano, non avrete l’acqua con cui flirtare.
2. Iniziate a scavare un piccolo canale laddove le onde hanno reso la sabbia umida. Usate le mani. Usate la sabbia fino a creare la struttura del castello, che deve inizialmente sembrare una sorta di piccola montagna, con una inclinazione ideale di 45 gradi.
3. Create un ingresso scavando all’interno che permetta al mare di accedervi. Il momento magico è quando le onde arrivano e creano un fossato. Se il castello si trova in una buona posizione, dovreste riuscire a vedere l’acqua scorrere per circa 10 o 15 minuti. Per catturare l’immagine nella vostra memoria in modo rapido, chiudere gli occhi non appena l’acqua entra.
4. Successivamente posizionate una piccola bandiera, o qualsiasi altra cosa troviate, sul castello di sabbia, giusto per renderlo visibile alle persone che corrono sulla spiaggia. Poi andate a casa e non voltatevi.
Buone vacanze!

 

Post by Alice

Image source:   12. 3. 4. 5. 6.

Leave a comment