Design

ESCUDAMA: PAZZI PER LA CARTELLA

ESCUDAMA: PAZZI PER LA CARTELLA

Perchè definire un oggetto iconico? I motivi possono essere molti e la sana nostalgia che ci suggerisce il vederli è certamente uno di questi.

Escudama, azienda piemontese nata nel 1981, ha saputo conservare le forme della tradizione riproponendole al servizio della modernità. Cartelle e cestini che un tempo conservavano libri, quaderni e matite sono oggi dimora ideale per computer, smartphone e tablet.  Amati e cercati da chi li ha visti protagonisti della propria infanzia, riconosciuti ed apprezzati da chi è venuto dopo. Le forme sono state rese più generose rispetto ai classci e  gli angoli addolciti,  ma la vera forza è  nei colori e nei materiali. Le gradazioni passano dal pastello al fluo mentre il materiale di punta è la vernice. Spettacolare.

Alcune capsule, spesso pensate per i più giovani, sono realizzate con la collaborazione di artisti, belle e altrettanto uniche. La varietà di modelli e dimensioni permette ad Escudama di accompagnare la donna durante l’intero corso della giornata e il resto della famiglia… quasi ovunque!

Per dovere di informazione e onestà occorre segnalare che i modelli in argento metal hanno  i manici in vacchetta. Il resto della collezione in vernice  è invece realizzata  in ecopelle poliuretanica.

Non avere una cartella Escudama sarebbe da folli, io corro a comprarla e voi?

 

Post by Maria Chiara

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CRYSTAL BUBBLE TEND: NELLA NATURA A 360°

CRYSTAL BUBBLE TEND: NELLA NATURA A 360°

L’autunno e i suoi colori caldi rinnovano in me ogni anno la voglia di trascorrere ancora del tempo all’aria aperta, anche se le giornate stanno diventando via via più fresche e corte.
E se potessimo godere dello spettacolo della natura protetti in una bolla trasparente, al riparo da freddo, insetti e intemperie ma completamente immersi nel paesaggio circostante?
Se potessimo trascorrere una notte sotto le stelle, comodamente sdraiati sul letto di casa? Leggere nel mezzo di una tormenta di neve?
Sembra un sogno irrealizzabile…
Crystal Bubble, prodotta da BubbleTree, azienda francese che si occupa di produzione di tende da viaggio e case sugli alberi è progettata dal designer Pierre-Stéphane Dumas, interpreta in questo modo il suo desiderio di contatto con la natura.
Fatta di un materiale cristallino riciclabile e anti-U, ha un ingresso minimo supportato da un telaio leggero crea una barriera tra esterno e interno. Ha le dimensioni di una sfera dal diametro di circa quattro metri ed è pensata per creare un nuovo approccio alla sistemazione temporanea, in spiaggia, in campagna, in un parco, o in zone autorizzate, per il tempo libero e l’eco-turismo di lusso.
La tenda-bolla si basa sui principi quali, energia minima, minimo utilizza di materiale, massimo comfort e massima perfetta interazione con l’ambiente. Sia l’imballaggio della struttura, sia il consumo di potenza sono sufficientemente bassi da consentire il minor impatto ambientale possibile. Al suo interno, comprende un sistema di controllo dell’umidità e di ricircolo dell’aria, il quale, creando una lieve pressurizzazione, evita la condensa e la formazione di muffe e sostiene la struttura. Design, innovazione, semplicità e comodità.
In Europa sono già più di quaranta le strutture ricettive che offrono la possibilità di dormire in un Bubble Lodge, nell’ottica di un turismo responsabile di lusso. In Italia, purtroppo, non sono ancora presenti… Ma chissà: forse a qualcuno verrà voglia di lanciarsi in questa impresa, dopo aver letto questo post.

 

Post by Alice

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NEOPRENE: NUOVI ORIZZONTI TRA MODA E DESIGN

NEOPRENE: NUOVI ORIZZONTI TRA MODA E DESIGN

Indossereste una muta da sub per uscire a cena? Scegliereste il neoprene per l’abito da sposa?
Prima di rispondere date un occhio alla nuova tendenza che sta portando materiali un tempo destinati al mondo dello sport specializzato a quello della moda e del design.
Neoprene, altrimenti noto come “tessuto scuba” o in maniera più tecnica opolychloroprene è una gomma sintetica inventata dalla DuPont negli anni Trenta.
E’ un materiale duraturo, flessibile, facile da lavorare, isolante, resistente all’acqua e ai raggi UV, morbido e liscio al tatto ma al tempo stesso compatto. Usato come tessuto da abbigliamento per la prima volta negli anni Cinquanta da due fratelli californiani patiti del surfing solo negli anni Ottanta, il neoprene è ha iniziato a contaminare il mondo dell’abbigliamento “streetwear”. Oggi si può dire che la “neoprene-mania” ha contagiato i più svariati campi di applicazione. Qualche esempio interessante.

Neò, un marchio italiano diventato “un caso”, per essere riuscito a sbarcare in poco tempo negli shop del Moma e del Guggenheim a New York. Un team tutto al femminile lavora all’uncinetto, a maglia, al telaio, secondo le tecniche tramandate dalle nonne, preziose depositarie della tradizione, creando gioielli particolari, borse e pochette.
Ho la fortuna di possedere una pochette Neoshop grigia lavorata a maglia, che custodisco gelosamente tanto è bella e morbidosa, ideale per un aperitivo o una serata speciale. Tubino nero e collana Neoshop? Versione rivisitata del giro di perle. Anche Audrey Hepburn approverebbe! Non avere un loro pezzo è da pazzi!

Da Marc Jacobs a Miu Miu; da Alexander McQueen a DKNY; da Yohji Yamamoto a Karl Lagerfield; da Armani a Givenchy; da Jean Paul Gaultier a Sadie Williams; da Fendi a Kenzo; da Versace a Zara; da Asos ad Alexander Wang… il mondo dei grandi della moda ha detto la sua. Ma ecco anche la versione young.
La designer ucraina Technogenesis nella sua collezione vincitrice del secondo premio al cocorso “look into the future” dell’Ukrainian fashion Week presenta una giaca con cappuccio realizzata dalla combinazione tra una parte inferiore “solida” in neoprene e una parte superiore traforata a laser.

Altrettanto incisiva la linea Provo-CUT della designer Zita Merényi, che ha ha sostituito le tradizionali cuciture con saldature a caldo dei pezzi di neoprene color grigio. L’effetto che ne deriva è una sorta cicatrice. Dice la stilista: “Questa è una collezione di cappotti nella quale utilizzo la saldature al posto delle linee d cucitura, che assomigliano a cicatrici, riflettendo sulle tracce temporanee e nel lungo periodo dell’uomo sul Pianeta Terra.”

Morbidezza e isolamento termico ne hanno fatto un materiale molto apprezzato anche per l’utilizzo come rivestimento di caraffe e termos per caffè. Due esempi: Menu Carafe disegnata da Jakob Wagner e la Caffè solo, un interessante sistema per un caffè all’americana senza il classico filtro di carta.

Nome davvero regale per la Prince Chair, disegnata da Louise Campell in occasione del concorso internazionale per la realizzazione di una sedia per il Principe di Danimarca. Composta da una seduta in neoprene e struttura in acciaio, la trama leggera che la caratterizza crea l’illusione di un foglio di carta ritagliato ed è stata realizzato attraverso moderne tecniche di taglio all’acqua e al laser. La sedia, prodotta da Hay, ha vinto diversi premi di design ed è esposta al MoMa di New York.

 

Post by Alice e Maria Chiara

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UN NUOVO MODO DI SEDERSI: ETICAMENTE

UN NUOVO MODO DI SEDERSI: ETICAMENTE

Quattro nuove sedie di design. I protagonisti: quattro originali materiali di riciclo.

Partiamo con uno degli attori del primo evento firmato Ethical-Code in programma tra pochi giorni durante la Milano Fashion Week.
Moda e design si fondono in un progetto che si fa portavoce degli attuali temi sulla sostenibilità e riciclo e insieme oggetto dalla forte carica poetica.
Rememberme. Questo il nome della sedia di Casamania. Un oggetto nato mescolando jeans e t-shirt di cotone con una speciale resina, un mezzo per dare nuova vita a oggetti che sono inconsapevolmente ma profondamente portatori di ricordi e memorie.
Rememberme è un progetto che inizia oggi ma che prospetta ampi margini di sviluppo e personalizzazione. La sedia può essere personalizzata con jeans e t-shirt in cotone forniti dal cliente. Per la sedia solo in jeans sono necessari circa 8 jeans. Per la sedia jeans + t-shirt in cotone sono necessari circa 4 jeans + 9 magliette in cotone per un totale di 5 kg.

Cartone reciclato è protagonista di Re-Ply Chair.
La sedia reclinabile Re-Ply utilizza una tecnica di stampaggio in attesa di brevetto per modellare quattro strati di cartone in una struttura confortevole. La materia prima viene raccolta, accatastata, tagliata, laminata, stampata e piegata per ottenere un prodotto finale resistente che viene montato su una base triangolare in acciaio. Il cartone viene così utilizzato in maniera originale sfruttando le sue caratteristiche formali che rendono unica la sedia a sdraio realizzata. Il prodotto ha un bassissimo impatto ambientale perché costruito principalmente con cartone riciclato.

Acciaio riciclato per la sedia tubo di Ashley Baldwin-Smith.
L’artista inglese Ashley Baldwin-Smith, noto designer di mobili contemporanei, utilizza per le sue creazioni rottami metallici e parti di motore riciclati. La sedia tubo è realizzata con tubi di acciaio saldati ed è pensata per essere utilizzata sia come scultura che come comoda sedie da posizionare in giardino o in ambienti chiusi.

Scultura di cartone il quarto prodotto presentato.
Il designer coreano Park ha raccolto pile di imballaggi in cartone abbandonati accanto ai cassonetti, li ha incastrati fra di loro, ottenendo come primo risultato un ammasso gigante di rifiuti pronto per essere riciclato. Successivamente Park ha applicato l’arte degli scultori tradizionali utilizzando una smerigliatrice e la sega. Lentamente e metodicamente, ha scolpito l’ammasso di cartone fino a dargli la forma desiderata.

Ultimo prodotto in legno… dal nome molto evocativo per noi: Ethical chair dello studio Antipod del giovane team di designers di Belgrado.
Packaging piatto e processo di produzione semplificato per questa sedia dal design minimale, vincitrice di premio per la sedia più sostenibile nel concorso “Sitting green competition”.

 

Post by Alice

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MILANO FASHION WEEK: PARTY D’INAUGURAZIONE

MILANO FASHION WEEK: PARTY D’INAUGURAZIONE

Avete impegni per domani sera? …Perchè? Ve lo spiego subito. Ieri si è ufficialmente aperta la settimana della moda donna milanese. E noi abbiamo scelto proprio il primo giorno di sfilate per inaugurare il primo Ethical Fashion Event firmato Ethical-Code. Nella splendida cornice dello Chateaux Monfort, magica location che incanta come in una favola, abbiamo presentato la collezione etica e sostenibile della maison Diamond Luisant, accompagnata in passerella dalle lussuose scarpe vegane di Opificio V Milano. Come eteree principesse d’altri tempi, impreziosite da un make up d’eccezione realizzato da LiquidFlora, le modelle hanno sfilato leggiadre davanti a giornalisti e special guests. Ad impreziosire la scenografia, il Design Concept Store Understate ha presentato le sedie Rememeberme prodotte da Casamania. A fine sfilata gli ospiti sono stati deliziati da un sorprendente buffet a base di finger vegani, realizzati dallo Chef Executive Martin Vitaloni, in collaborazione con l’azienda specializzata in farine e cereali bio Nutracentis. Non poteva naturalmente mancare un brindisi finale con un merviglioso Franciacorta DOCG fornito dalla cantina Marzaghe… E domani sera? Beh, domani sera aprirermo le porte al pubblico con un cocktail party, questa volta offerto dalle cantine Elisabetta Abrami, per inaugurare l’installazione artistica che Understate ospiterà fino a mercoledì 30 Settembre. Questo è l’invito. Fate un salto a trovarci! #ingoodwetrust

 

Post by Stefi

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ETHICAL FASHION EVENT: IN GOOD WE TRUST

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ETHICAL FASHION EVENT: IN GOOD WE TRUST

In occasione dell’apertura della settimana della moda milanese, nella splendida cornice dello Chateau Monfort, ha preso vita il primo Ethical Fashion Event firmato Ethical-Code: una serata all’insegna del rispetto e della nonviolenza che ha coinvolto ambiti diversi ma pur sempre correlati. A partire dalla moda, con la presentazione della nuova collezione etica e sostenibile di Diamond Luisant, nuovo brand italiano che utilizza esclusivamente materiali animalfree di recupero per creare meravigliosi abiti d’alta moda; passando agli accessori, che hanno visto sfilare in passerella anche Opificio V Milano, marchio di calzature luxury vegane in grado di sottolineare l’inconfondibile maestria artigianale italiana applicata a materiali alternativi; fino ad arrivare al make up delle modelle interamente realizzato e curato da Liquidflora, prima linea italiana di cosmetici biologici certificati ICEA, non testati su animali, vegani, performanti e trattanti. Anche il cibo naturalmente ha dato il suo contributo etico grazie a NutracentisBio, azienda specializzata in farine e cereali bio, che per l’occasione ha fornito le materie prime per realizzare un meraviglioso buffet vegano a 5 stelle, realizzato dalle sapienti mani di Martin Vitaloni, giovane e talentuoso Executive Chef del ristorante Rubacuori. Un brindisi finale con uve pregiate in conversione bio, offerto dalle cantine Marzaghe Franciacorta, ha concluso degnamente una serata indimenticabile. La prima di una lunga serie… #ingoodwetrust

 

Post by Stefi

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CASTELLI: DI CARTA, DI PAGLIA, DI LEGNO, DI SABBIA

CASTELLI: DI CARTA, DI PAGLIA, DI LEGNO, DI SABBIA

Costruzioni leggere, a basso costo e di facile realizzazione in tempi rapidi. Ecco il progetto che lo studio di Shigeru Ban, archistar di fama internazionale, ha messo a disposizione della ricostruzione in Nepal. L’idea è tanto semplice quanto geniale: pareti perimetrali realizzate con telai in legno da riempire con i mattoni e le macerie del terremoto e copertura con travi tubolari in cartone reciclato locale. Una volta realizzata la struttura base, con il tempo le pareti possono essere sistemate e le macerie rimpiazzate.

Dalle vette del Nepal alle pianure dell’Olanda. Il giovane architetto Arjen Reas ha progettato un’abitazione privata a partire da un materiale povero e locale come la paglia, di cui erano costruiti i tetti delle case, ma con un design minimal. Modernità e tradizione si incontrano in un connubio di raffinata bellezza. La paglia è uno dei materiali della bio-architettura in quanto è ottimo isolante termo-acustico, regolatore dell’umidità interna, valido materiale dal punto di visto sismico e, strano ma vero, la paglia pressata ha una buona resistenza al fuoco.

Una cupola geodetica è una struttura emisferica composta da una rete di travi a formare un reticolo di triangoli accostati. Una costruzione complessa, riservata a supertecnici e dall’aspetto un po’ freddo e high-tec. Chris Jordan and Mike Paisley —i creatori di ‘hubs’ — hanno ideato questo kit per una autocostruzione di una cupola (o semi-cupola a seconda delle esigenze) in legno. Il concetto base è semplice e alla portata di tutti: nodi in plastica ai quali incastrare i bastoni di legno. In 10-15 minuti è possibile innalzare una struttura base. La compatibilità con qualsiasi tipo di legno conferisce un aspetto molto naturale alla costruzione, quale complemento a un giardino per una serra, un pollaio, un dehors.

Cupole di legno e cupole di sale. Il Saltyigloo è un esperimento di stampa 3d a partire da sale raccolto localmente nella Baia di San Francisco. La struttura è leggera e resistente. Il sale è mescolato a colla speciale che lo rende waterproof, traslucente e economico. Questo igloo è stato costruito con 336 pannelli che ricordano la forma cristallina del sale tenuti insieme da tiranti in alluminio, che rendono il guscio estremamente resistente e flessibile.

E dalle costruzioni in carta, in paglia, in legno, in sale… non poteva mancare il castello…di sabbia estivo! Come costruirlo? Ciascuno ha la sua teoria, ma un parere di un esperto si può sempre ascoltare. Renzo Piano intervistato dal The Guardian ha risposto così:
1. Deve essere chiaro che costruire un castello di sabbia è un’operazione del tutto inutile. Non aspettatevi troppo; scomparirà poco dopo, in primis perché non ha senso fare un castello troppo lontano dalla spiaggia. Il fatto che vi sia una sorta di rapporto tra il castello di sabbia e l’acqua è più importante di quanto si possa immaginare. Studiate le onde e successivamente decidete dove posizionare il vostro castello: se troppo vicino al mare, sarà immediatamente distrutto; se troppo lontano, non avrete l’acqua con cui flirtare.
2. Iniziate a scavare un piccolo canale laddove le onde hanno reso la sabbia umida. Usate le mani. Usate la sabbia fino a creare la struttura del castello, che deve inizialmente sembrare una sorta di piccola montagna, con una inclinazione ideale di 45 gradi.
3. Create un ingresso scavando all’interno che permetta al mare di accedervi. Il momento magico è quando le onde arrivano e creano un fossato. Se il castello si trova in una buona posizione, dovreste riuscire a vedere l’acqua scorrere per circa 10 o 15 minuti. Per catturare l’immagine nella vostra memoria in modo rapido, chiudere gli occhi non appena l’acqua entra.
4. Successivamente posizionate una piccola bandiera, o qualsiasi altra cosa troviate, sul castello di sabbia, giusto per renderlo visibile alle persone che corrono sulla spiaggia. Poi andate a casa e non voltatevi.
Buone vacanze!

 

Post by Alice

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NATURAL DESIGN: LA NATURA CHE CI PIACE

NATURAL DESIGN: LA NATURA CHE CI PIACE

L’uomo, chiuso nel suo rifugio sicuro, raccoglie e porta con sé “pezzi” di natura: trofei di caccia, pelli e pellicce, animali più o meno domestici, fiori recisi e piante in vaso. Ma qual’è la versione etica, sostenibile che possa soddisfare questo bisogno innato? Il design riflette in maniera critica e ironica sul tema.
Questa è la natura che ci piace!

Di Seletti la mucca-credenza a dimensione naturale, realizzata in legno delle casse utilizzate normalmente per il trasporto. Nonostante la forma atipica, è davvero capiente e ogni spazio, dalla testa alle zampe, è fruttato al massimo.

Si chiama Ibride, la collezione di arredi ispirati all’ibridazione tra mondo umano e animale dei designer francesi Benoît e Rachel Convers. Realizzati in compensato, questi mobili-animali travolgono l’universo casalingo con ironica eccentricità. Ecco comparire un orso libreria, uno struzzo-consolle e un asino scrittoio: un gioco di doppie letture e doppie funzioni e rimandi.

E per chi non è ancora soddisfatto e vuole tornare ad immergersi nella natura e godersi un picnic in un prato? Riccarso Randi ha ideato una versione eco delle classiche posate di plastica. Si chiama wood+plastic, un prototipo di set di posate take-away composto da un manico in legno riutilizzabile e una parte in plastica reciclata usa e getta. Elegantissime e funzionali.

 

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SERPENTINE PAVILION 2015: UNA CRISALIDE

SERPENTINE PAVILION 2015: UNA CRISALIDE

Trasparente. Colorata. Cangiante. Onirica.
Il nuovo padiglione della Serperntine Gallery, recentemente inaugurato nei giardini di Kensington di Londra ad opera della coppia di architetti spagnoli José Selgas e Lucía Cano, è tutto questo, ma non solo. La consapevolezza che il progetto avesse bisogno di connettersi con la natura e sentirsi parte del paesaggio, è il punto di partenza dell’idea progettuale. Un percorso espositivo basato sulla possibilità da parte del visitatore di sperimentare l’architettura attraverso semplici elementi: struttura, luce, trasparenza, ombre, leggerezza, forma, sensibilità, cambiamento, sorpresa, colore e materiali.
Definita dalla direttrice delle Serpentine Galleries come una crisalide, la struttura poligonale temporanea è costruita con un doppio strato di pannelli di etilene tetrafluoroetilene (ETFE), avvolti da cinghie multicolore. La doppia membrana genera un corridoio tra interno ed esterno, uno spazio “liquido”nel quale si aprono diversi accessi e si snodano percosi come labirinti organici.
La coppia di architetti spagnoli è conosciuta per la loro capacità di combinare nuove tecnologie e materiali sintetici con un occhio particolare al mondo naturale. Il loro studio è un tunnel semitrasparente in un bosco. Chi non sognerebbe di lavorare in uno spazio come questo?
Il Padiglione delle Serpentine Galleries è un appuntamento di fama mondiale per gli amanti dell’arte e dell’architettura e quest’anno celebra il 15 ° anniversario. Gli anni passati, architetti della fama di Peter Zumthor, Zaha Hadid, Sanaa, Herzog & de Meuron, Frank Gehry e Jean Nouvel hanno realizzato il Padiglione.
Il Serpentine Pavilion è stato inaugurato il 25 giugno e terminà il 18 ottobre. Una buona idea per un weekend estivo nella City!

 

Post by Alice

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NUOVE IDEE PLASTICHE: DALLA MODA AL DESIGN

 

NUOVE IDEE PLASTICHE: DALLA MODA AL DESIGN

Da rifiuto a tesoro: Aurora Robson è un’artista canadese multimediale che crea pezzi d’arte a partire dal recupero di rifiuti, sia raccolti personalmente, sia utilizzando scarti di produzioni industriali, coinvolgendo le aziende stesse al fine di creare una maggiore consapevolezza collettiva sulle potenzialità dei materiali di scarto.

Altra installazione artistica realizzata questa volta con normali bottiglie di plastica riempite di liquidi colorati. Dal basso sembra un prato di fiori colorati.

La ricerca di nuovi materiali plastici coinvolge artisti e architetti. Per il concept store di Prada a Los Angeles nel 2004 l’archistar Rem Koolhaas ha studiato una sorta di spugna di materiale plastico, una schiuma poliuretanica dalla geometria irregolare con la quale poter realizzare sia oggetti che pareti. Questo nuovo materiale nelle sue multiformi sfaccettature offre suggestive interpretazioni in bilico dall’artificiale al naturale, dal rigido al flessibile, dal solido al trasparente.

Tara Donovan è un’artista americana che usa ogni tipo di oggetto d’uso quotidiano per creare le sue sorprendenti sculture. Non parte dal disegno di un progetto, ma lascia piuttosto che la sculture emerga dall’oggetto stesso in modo organico. Questa scultura realizzata con bicchieri di polistirolo incollati tra di loro con colla a caldo genera una sorta di nuvola a onde capace di assorbire la luce e diffonderla in un meraviglioso pattern sospeso.

United Nude è stata creata nel 2003 dal giovane olandese Rem D Koolhaas, nipote del più celebre Rem Kollhaas, in collaborazione con il suo amico inglese, Galahad Clark, fondatore del marchio Clarks.
Calzature di forme e materiali innovativi, come queste: Lo Res (sia nella versione ballerina che con il tacco) nasce da un disegno computerizzato in grado di modellare la gomma in un solo pezzo sfaccettato come un diamante.

La sovrabbondanza di bottiglie di plastica che il nostro pianeta non riesce a smaltire, a fronte di un consumo di acqua imbottigliata sempre crescente, sta diventando un’emergenza planetaria. Water Bobble di Move Collective sono bottigliette da 55cl di PET riciclata e e riciclabile, priva di sostanze nocive come BPA e PVC, con un filtro al carbone attivo che trattiene le scorie e rende l’acqua più leggera e più gustosa per chi è abituato a bere acque minerali. Possono essere riutilizzata più volte, poiché un filtro dura l’equivalente del contenuto di 300 bottigliette normali. Design impeccabile firmato da una star come Karim Rashid.

Si chiama Vac from the Sea ed è il nuovo progetto lanciato da Electrolux con l’obiettivo di sensibilizzare la società sul problema della rimozione dei rifiuti in plastica presenti negli oceani di tutto il mondo. Electrolux ha deciso di raccogliere parte di questa plastica e, attraverso un processo di riciclo, utilizzarla per realizzare un’edizione limitata di aspirapolvere. I tecnici di Electrolux sono riusciti a realizzare aspirapolvere “verdi”, cioè la cui plastica è per più del 70% riciclata, ma naturalmente l’obiettivo finale è raggiungere il 100%, e non solo per gli aspirapolvere, ma per tutte le gamme in commercio.

Durat è un materiale ecologico per la realizzazione di superfici solide senza soluzione di continuità come top, tavoli, lavandini integrati, vasche da bagno, piatti doccia, ecc. E’ realizzato dal 30-50% di plastiche dure reciclate ed è a sua volta reciclabile al 100%.

Disegnata da Lamellux, Quertec è un pannello combinato di resina e lamelle di legno di diverse essenze che associa la bellezza del materiale naturale con la trasparenza della resina. Può essere studiato come pannello divisorio, anta, piano d’appoggio, lasciando filtrare un parte o del tutto la luce tra gli ambienti.

Raffinate ed easy-to-wear, divertenti e bon-ton, perfette in città, in crociera e in spiaggia, le Glue Cinderella  di Kartell in gomma sono ballerine dalla forma essenziale, elegante e studiata nei minimi dettagli – dall’oblò sul retro per poterle comodamente indossare, all’ampia scollatura, fino alla stella da cui prende forma il tacco e al logo stampato sulla suola.

Le nazioni Unite stimano che gli oceani contengano circa 100 milioni di tonnellate di plastica. Come i nostri consumi aumentano, così la concentrazione di plastica è destinata a crescere. La “Sea Chair” è realizzata interamente da plastica raccolta in mare. Lo Studio Swine e  Kieren Jones hanno ideato insieme un sistema per raccogliere i detriti marini e trasformarli in prodotti di serie. La plastica raccolta dalle reti dei pescatori o raccolta sulle spiagge viene  ridotta in pezzi piccoli per essere fusi a 130 gradi in forni appositi. Quindi viene pressata per creare la seduta o estrusa per formare le gambe dello sgabello. Ciascun sgabello ha allegato le coordinate geografiche della provenienza.

Non sarebbe bellissimo se invece di dover fare la raccolta differenziata di carta, plastica, vetro, organico potessimo utilizzare questi rifuti per creare noi stessi nuovi oggetti? Ecco l’idea di  Yangzi Qin, Yingting Wang, Luckas Fischer e Hanying Xie per questa 3d re-printer. Si potrà semplicemente mettere come “cartuccia” pezzi di plastica che non utilizziamo più per creare nuovi e utili oggetti. Per il momento è ancora in fase di studio, ma la probabilità di riuscita del progetto sembrano davvero reali.

 

Post by Alice

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