ITALDENIM: IL RISPETTO SI TINGE DI BLU

 

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ITALDENIM: IL RISPETTO SI TINGE DI BLU

Tessuto “animal free”, facile da portare, versatile, adatto a ogni stagione, il denim è un “evergreen” per eccellenza. Si è evoluto negli anni, riproposto e rielaborato ciclicamente dagli stilisti in tutte le sue varianti, forme e colori: da semplice pantalone da lavoro a tuta, camicetta, abito, giubbino, capo spalla o accessorio di tendenza. Alzi la mano chi non possiede un paio di jeans o una camicetta denim nel proprio armadio! Ovviamente nessuno… E se amate la moda, saprete perfettamente che per questa stagione 2016/2017 il denim è un vero e proprio must, un protagonista incondizionato delle più recenti collezioni, un capo di cui è impossibile fare a meno a prescindere dallo stile con cui lo si indossa. Quello che forse non sapete però è che il tipico colore blu che lo contraddistingue – l’indigo – è per lo più ottenuto tramite coloranti tessili molto spesso dannosi per l’ambiente e per l’uomo. Quel che sto per dirvi probabilmente vi sconvolgerà, ma se i vostri jeans li avete pagati meno di 20 euro, sappiate che molto probabilmente provengono da fabbriche in cui sfruttano i lavoratori, mettendo a rischio la loro salute, la vostra e anche l’ambiente. Che si tratti di fascia alta, media o bassa, in generale l’industria tessile è responsabile della produzione di sostanze e rifiuti nocivi, dell’ utilizzo/spreco di enormi quantitativi d’ acqua e dell’emissione di Co2 che impatta pesantemente sull’ ecosistema. Questo vale per i grandi brand tanto quanto per i piccoli. Recenti studi hanno dimostrato che per tagliare i costi di produzione, il 90% dei jeans prodotti in Cina viene colorato di blu facendo uso di una tintura sintetica ricavata da catrame e agenti tossici. Greenpeace ha scoperto nei corsi d’acqua vicini  alle fabbriche di Xintang (“capitale mondiale del jeans”) ben 5 diversi tipi di metalli pesanti tra cui mercurio, piombo e cromo, estremamente nocivi per la salute dell’uomo. Persino la tintura più economica per colorare una celeberrima marca di jeans americana contiene grandi quantità di zolfo, tossica per i lavoratori che la maneggiano così come per l’ambiente. Le stesse “sabbiature”, lavorazioni per far sembrare il jeans usurato e “vissuto”, possono essere molto nocive per gli operai che le eseguono. Una realtà indubbiamente allarmante che ci colpisce allo stomaco, come un pugno improvviso… Per fortuna, nel panorama nefasto della moda, si stagliano anche aziende che hanno deciso di impegnarsi per mantenere standard etici di produzione in grado di salvaguardare lavoratori, consumatori e ambiente, avvalendosi di certificazioni e attuando piani di sviluppo innovativi ed eco sostenibili. Come nel caso di Italdenim, azienda lombarda leader del settore da oltre 40 anni, che si occupa direttamente della tessitura, tintoria e finissaggio dei loro capi. L’azienda ha investito moltissimo per rendere la sua produzione il più sostenibile possibile, facendo uso di energia pulita, risparmiando le risorse idriche e riducendo drasticamente le emissioni di CO2 grazie a un avanzato impianto per il recupero dell’energia termica. Non contenta, l’azienda ha inoltre ideato un impianto di depurazione delle acque reflue dei processi di lavorazione del tessuto, per ridurre al minimo la quantità di sostanze rilasciate nei corsi d’acqua. Un impegno vero, tangibile e certificato che si unisce agli alti standard qualitativi, al design accattivante e al rispetto per l’ambiente e le persone. Sensibile anche alle tematiche sociali, Italdenim sostiene e finanzia l’associazione Aleimar, onlus per i bambini senza famiglia e vittime di violenza, nella repubblica del Congo.

Se crediamo davvero che qualcosa possa cambiare, se vogliamo veramente dare il nostro contributo per far sì che la Terra sia ancora degna di questo nome, scegliamo ogni giorno con coscienza e consapevolezza aziende che a loro volta abbiano intrapreso un percorso diverso, fatto di rispetto ed eticità. Spendiamo qualcosa in più per comprare di meno, ma meglio. #ingoodwetrust

 

Post by Stefi

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