September, 2015

NEOPRENE: NUOVI ORIZZONTI TRA MODA E DESIGN

NEOPRENE: NUOVI ORIZZONTI TRA MODA E DESIGN

Indossereste una muta da sub per uscire a cena? Scegliereste il neoprene per l’abito da sposa?
Prima di rispondere date un occhio alla nuova tendenza che sta portando materiali un tempo destinati al mondo dello sport specializzato a quello della moda e del design.
Neoprene, altrimenti noto come “tessuto scuba” o in maniera più tecnica opolychloroprene è una gomma sintetica inventata dalla DuPont negli anni Trenta.
E’ un materiale duraturo, flessibile, facile da lavorare, isolante, resistente all’acqua e ai raggi UV, morbido e liscio al tatto ma al tempo stesso compatto. Usato come tessuto da abbigliamento per la prima volta negli anni Cinquanta da due fratelli californiani patiti del surfing solo negli anni Ottanta, il neoprene è ha iniziato a contaminare il mondo dell’abbigliamento “streetwear”. Oggi si può dire che la “neoprene-mania” ha contagiato i più svariati campi di applicazione. Qualche esempio interessante.

Neò, un marchio italiano diventato “un caso”, per essere riuscito a sbarcare in poco tempo negli shop del Moma e del Guggenheim a New York. Un team tutto al femminile lavora all’uncinetto, a maglia, al telaio, secondo le tecniche tramandate dalle nonne, preziose depositarie della tradizione, creando gioielli particolari, borse e pochette.
Ho la fortuna di possedere una pochette Neoshop grigia lavorata a maglia, che custodisco gelosamente tanto è bella e morbidosa, ideale per un aperitivo o una serata speciale. Tubino nero e collana Neoshop? Versione rivisitata del giro di perle. Anche Audrey Hepburn approverebbe! Non avere un loro pezzo è da pazzi!

Da Marc Jacobs a Miu Miu; da Alexander McQueen a DKNY; da Yohji Yamamoto a Karl Lagerfield; da Armani a Givenchy; da Jean Paul Gaultier a Sadie Williams; da Fendi a Kenzo; da Versace a Zara; da Asos ad Alexander Wang… il mondo dei grandi della moda ha detto la sua. Ma ecco anche la versione young.
La designer ucraina Technogenesis nella sua collezione vincitrice del secondo premio al cocorso “look into the future” dell’Ukrainian fashion Week presenta una giaca con cappuccio realizzata dalla combinazione tra una parte inferiore “solida” in neoprene e una parte superiore traforata a laser.

Altrettanto incisiva la linea Provo-CUT della designer Zita Merényi, che ha ha sostituito le tradizionali cuciture con saldature a caldo dei pezzi di neoprene color grigio. L’effetto che ne deriva è una sorta cicatrice. Dice la stilista: “Questa è una collezione di cappotti nella quale utilizzo la saldature al posto delle linee d cucitura, che assomigliano a cicatrici, riflettendo sulle tracce temporanee e nel lungo periodo dell’uomo sul Pianeta Terra.”

Morbidezza e isolamento termico ne hanno fatto un materiale molto apprezzato anche per l’utilizzo come rivestimento di caraffe e termos per caffè. Due esempi: Menu Carafe disegnata da Jakob Wagner e la Caffè solo, un interessante sistema per un caffè all’americana senza il classico filtro di carta.

Nome davvero regale per la Prince Chair, disegnata da Louise Campell in occasione del concorso internazionale per la realizzazione di una sedia per il Principe di Danimarca. Composta da una seduta in neoprene e struttura in acciaio, la trama leggera che la caratterizza crea l’illusione di un foglio di carta ritagliato ed è stata realizzato attraverso moderne tecniche di taglio all’acqua e al laser. La sedia, prodotta da Hay, ha vinto diversi premi di design ed è esposta al MoMa di New York.

 

Post by Alice e Maria Chiara

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UN NUOVO MODO DI SEDERSI: ETICAMENTE

UN NUOVO MODO DI SEDERSI: ETICAMENTE

Quattro nuove sedie di design. I protagonisti: quattro originali materiali di riciclo.

Partiamo con uno degli attori del primo evento firmato Ethical-Code in programma tra pochi giorni durante la Milano Fashion Week.
Moda e design si fondono in un progetto che si fa portavoce degli attuali temi sulla sostenibilità e riciclo e insieme oggetto dalla forte carica poetica.
Rememberme. Questo il nome della sedia di Casamania. Un oggetto nato mescolando jeans e t-shirt di cotone con una speciale resina, un mezzo per dare nuova vita a oggetti che sono inconsapevolmente ma profondamente portatori di ricordi e memorie.
Rememberme è un progetto che inizia oggi ma che prospetta ampi margini di sviluppo e personalizzazione. La sedia può essere personalizzata con jeans e t-shirt in cotone forniti dal cliente. Per la sedia solo in jeans sono necessari circa 8 jeans. Per la sedia jeans + t-shirt in cotone sono necessari circa 4 jeans + 9 magliette in cotone per un totale di 5 kg.

Cartone reciclato è protagonista di Re-Ply Chair.
La sedia reclinabile Re-Ply utilizza una tecnica di stampaggio in attesa di brevetto per modellare quattro strati di cartone in una struttura confortevole. La materia prima viene raccolta, accatastata, tagliata, laminata, stampata e piegata per ottenere un prodotto finale resistente che viene montato su una base triangolare in acciaio. Il cartone viene così utilizzato in maniera originale sfruttando le sue caratteristiche formali che rendono unica la sedia a sdraio realizzata. Il prodotto ha un bassissimo impatto ambientale perché costruito principalmente con cartone riciclato.

Acciaio riciclato per la sedia tubo di Ashley Baldwin-Smith.
L’artista inglese Ashley Baldwin-Smith, noto designer di mobili contemporanei, utilizza per le sue creazioni rottami metallici e parti di motore riciclati. La sedia tubo è realizzata con tubi di acciaio saldati ed è pensata per essere utilizzata sia come scultura che come comoda sedie da posizionare in giardino o in ambienti chiusi.

Scultura di cartone il quarto prodotto presentato.
Il designer coreano Park ha raccolto pile di imballaggi in cartone abbandonati accanto ai cassonetti, li ha incastrati fra di loro, ottenendo come primo risultato un ammasso gigante di rifiuti pronto per essere riciclato. Successivamente Park ha applicato l’arte degli scultori tradizionali utilizzando una smerigliatrice e la sega. Lentamente e metodicamente, ha scolpito l’ammasso di cartone fino a dargli la forma desiderata.

Ultimo prodotto in legno… dal nome molto evocativo per noi: Ethical chair dello studio Antipod del giovane team di designers di Belgrado.
Packaging piatto e processo di produzione semplificato per questa sedia dal design minimale, vincitrice di premio per la sedia più sostenibile nel concorso “Sitting green competition”.

 

Post by Alice

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MILANO FASHION WEEK: PARTY D’INAUGURAZIONE

MILANO FASHION WEEK: PARTY D’INAUGURAZIONE

Avete impegni per domani sera? …Perchè? Ve lo spiego subito. Ieri si è ufficialmente aperta la settimana della moda donna milanese. E noi abbiamo scelto proprio il primo giorno di sfilate per inaugurare il primo Ethical Fashion Event firmato Ethical-Code. Nella splendida cornice dello Chateaux Monfort, magica location che incanta come in una favola, abbiamo presentato la collezione etica e sostenibile della maison Diamond Luisant, accompagnata in passerella dalle lussuose scarpe vegane di Opificio V Milano. Come eteree principesse d’altri tempi, impreziosite da un make up d’eccezione realizzato da LiquidFlora, le modelle hanno sfilato leggiadre davanti a giornalisti e special guests. Ad impreziosire la scenografia, il Design Concept Store Understate ha presentato le sedie Rememeberme prodotte da Casamania. A fine sfilata gli ospiti sono stati deliziati da un sorprendente buffet a base di finger vegani, realizzati dallo Chef Executive Martin Vitaloni, in collaborazione con l’azienda specializzata in farine e cereali bio Nutracentis. Non poteva naturalmente mancare un brindisi finale con un merviglioso Franciacorta DOCG fornito dalla cantina Marzaghe… E domani sera? Beh, domani sera aprirermo le porte al pubblico con un cocktail party, questa volta offerto dalle cantine Elisabetta Abrami, per inaugurare l’installazione artistica che Understate ospiterà fino a mercoledì 30 Settembre. Questo è l’invito. Fate un salto a trovarci! #ingoodwetrust

 

Post by Stefi

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MFW 2015: THE ETHICAL FASHION EVENT

MFW 2015: THE ETHICAL FASHION EVENT

Nella splendida cornice dello Chateau Monfort, in occasione dell’apertura della Milano Fashion Week, si è svolto il primo Ethical Fashion Event firmato Ethical-Code. Un evento d’eccezione, cruelty-free a 360°, che ha coinvolto brand e aziende etiche, raccogliendo numerosi consensi da parte di pubblico e stampa. Fieri di questo ambizioso traguardo, lo condividiamo con gioia con tutti voi! #ingoodwetrust

 

Post by Stefi

Video by MRK Productions – Dream&Dream

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ETHICAL FASHION EVENT: IN GOOD WE TRUST

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ETHICAL FASHION EVENT: IN GOOD WE TRUST

In occasione dell’apertura della settimana della moda milanese, nella splendida cornice dello Chateau Monfort, ha preso vita il primo Ethical Fashion Event firmato Ethical-Code: una serata all’insegna del rispetto e della nonviolenza che ha coinvolto ambiti diversi ma pur sempre correlati. A partire dalla moda, con la presentazione della nuova collezione etica e sostenibile di Diamond Luisant, nuovo brand italiano che utilizza esclusivamente materiali animalfree di recupero per creare meravigliosi abiti d’alta moda; passando agli accessori, che hanno visto sfilare in passerella anche Opificio V Milano, marchio di calzature luxury vegane in grado di sottolineare l’inconfondibile maestria artigianale italiana applicata a materiali alternativi; fino ad arrivare al make up delle modelle interamente realizzato e curato da Liquidflora, prima linea italiana di cosmetici biologici certificati ICEA, non testati su animali, vegani, performanti e trattanti. Anche il cibo naturalmente ha dato il suo contributo etico grazie a NutracentisBio, azienda specializzata in farine e cereali bio, che per l’occasione ha fornito le materie prime per realizzare un meraviglioso buffet vegano a 5 stelle, realizzato dalle sapienti mani di Martin Vitaloni, giovane e talentuoso Executive Chef del ristorante Rubacuori. Un brindisi finale con uve pregiate in conversione bio, offerto dalle cantine Marzaghe Franciacorta, ha concluso degnamente una serata indimenticabile. La prima di una lunga serie… #ingoodwetrust

 

Post by Stefi

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Photo by Diario Agrillo Photo

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GREZZO: THE RAW EXPERIENCE

GREZZO: THE RAW EXPERIENCE

Durante quest’ultimo anno e mezzo ho invidiato Roma perchè ospita una realtà unica al mondo; una pasticceria raw. Qualche settimana fa finalmente incontro Vito Cortese, chef e fondatore insieme a Nicola Salvi, di questo luogo magico ove la pasticceria nutre. Salute e gusto sono le parole chiave per descrivere la filosofia di GREZZO. Paradiso di intolleranti al lattosio, celiaci, vegani, salutisti e golosi.

Il latte di mandorla, prodotto quotidianamente in laboratorio, è alla base di molte preparazioni, mentre il resto degli ingredienti proviene da filiere Bio certificate e selezionate in prima persona. Inutile sottolineare l’estrema qualità delle materie impiegate. Assaggio Soft, cioccolatino raw con cioccolato non tostato dunque, con un sapore che si avvicina al cioccolato al latte. Strepitoso. Pasta di cacao, burro di cacao, vaniglia, zucchero di cocco. Voilà.

Mentre Patrizia mi presenta coloratissime cheese cake, brownies e biscotti, il mio sguardo va al  gelato. Il profumo è intensissimo, la densità al palato dà la sensazione del velluto, il gusto è incredibile! Vito mi confida che quello che sto gustando è l’esito, nato da pochi mesi, di una serie di tentativi e sperimentazioni iniziate proprio un anno e mezzo fa.  La base è fatta di anacardi, latte di mandorla e zucchero di cocco… la mantecatura è questione di esperienza.

Da Grezzo la sostenibilità raggiunge livelli altissimi. Il locale è stato ristrutturato con terra cruda e argille non trattate, sedute e tavolini sono di materiali riciclati, i contenitori sono tutti eco, viene impiegato il vetro così da poterlo riutilizzare e la plastica è usata solo dove strettamente necessario.

Prima di andare, con mio enorme sollievo, Vito mi dice che a breve partirà la rete di franchising in molte città, italiane e non. Grezzo è un parco giochi dove l’anima ritrova se stessa.

 

Post by Maria Chiara

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TIZIANO GUARDINI: SOYA SILK COLLECTION

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TIZIANO GUARDINI: SOYA SILK COLLECTION

Nella suggestiva cornice dell’ Isola Tiberina, presso la Terrazza Martini a Roma, si è svolto il Fashion River 2015, evento promosso e organizzato da Deacomunicazione Eventi e Ciack si cucina web tv, finalizzato a coniugare il mondo della moda a quello della cucina. E c’eravamo anche noi, in veste di media partner della serata… In quattro e quattr’otto abbiamo preso un treno per Roma, appositamente per ammirare la nuova collezione etica di Tiziano Guardini, lo stilista della natura: 15 pezzi in edizione limitata, realizzati in seta vegetale ricavata dalla fibra di soia. Un sogno! Questo innovativo materiale, oltre che un messaggio di rispetto nei confronti del pianeta e degli animali, racchiude molteplici qualità che lo rendono decisamente valido: provenendo da una fibra vegetale è un materiale a impatto zero sull’ambiente e il suo impiego dà vita ad un tessuto estremamente soffice e brillante, morbidissimo al tatto, resistente, antibatterico, traspirante, permeabile all’aria, solido al colore e in grado di bloccare i raggi UV. I dettagli, la scelta cromatica e le linee prive di tagli studiate dallo stilista sono meravigliose; così come le stampe, legate al magico mondo di operose creature oniriche come api, farfalle, libellule, scarabei, rinoceronti alati e millepiedi, sono state realizzate dal grafico internazionale Lorenzo Ceccotti e si sposano perfettamente con il messaggio eco dell’artista. I capi variano dall’abito lungo alla camicia kimono, dalla polo alla chemisier, abbinate a pantaloni neri e gonne, sempre dello stesso materiale vegetale. Ancora una volta assistiamo ad una perfetta sinergia tra etica ed estetica, ecologia e raffinatezza. Da oggi la seta tradizionale avrà una degna antagonista cruelty-free, in grado di sostituirla senza alcun rimpianto. #ingoodwetrust

 

Un ringraziamento speciale a Daniela Forlani, direttore responsabile di Vizio Capitale.

 

Post by Stefi

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HELLEN VAN REES: ALTA MODA SOSTENIBILE

HELLEN VAN REES: ALTA MODA SOSTENIBILE

Qualche settimana fa ho ricevuto una mail da una stilista d’alta moda, in cui si complimentava per il blog e per il messaggio positivo che con i nostri post cerchiamo di trasmettere. Al che, incuriosita e lusingata, le ho risposto per ringraziarla cogliendo chiaramente l’occasione per visitare il suo sito e… sorpresa! Come per magia sono atterrata in un mondo incredibile fatto di forme e di intrecci meravigliosi. Dovevo assolutamente sapere qualcosa di più riguardo a quest’ artista straordinaria, così ho deciso di intervistarla. Ed eccomi qui, pronta a raccontarvi il meraviglioso mondo della talentuosa Hellen Van Rees.

 

1. Che cosa ti ha spinto a creare collezioni basate sulla sostenibilità?

Durante il mio corso di laurea ero alla ricerca di una sostenibilità, di materiali etici e di benessere degli animali nell’industria della moda, ecc… intriducendoli nel mio lavoro, ma non in maniera così consapevole: il mio obiettivo principale era quello di creare materiali innovativi e trame interessanti. Quando ho realizzato la mia collezione finale al CSM per la tesi di laurea, le due realtà si sono unite. Sono stata la prima a laurearsi lì con una collezione sostenibile. Avevo sviluppato una tecnica per creare de tessuti, ricavati da filati sciolti e ricostruiti sulla base di cartamodelli. che una volta uniti davano un rislutato senza precedenti. I filati usati per realizzare la collezione provenivano da ritagli di tessuto, scarti, o vecchi scampoli recuperati dalle magliaie. Con questo metodo ero in grado di creare un tessuto ex-novo che avrei potuto declinare in altre texture, colori ecc.. per le successive collezioni e stagioni ed è grandioso perché mi permette inoltre di sperimentare e innovare. In quanto creatrice, sento di avere una grande responsabilità nei confronti dell’ambiente perché determinate scelte di mercato, finalizzate a lanciare un prodotto, creano a loro volta una richiesta da parte dei consumatori. Queste scelte dovrebbero essere quindi il più consapevole ed ecologico possibile. Non sempre i miei clienti comprano le mie collezioni per un discorso di sostenibilità, ma quando se ne rendono conto apprezzano ancora di più il capo acquistato, attribuendogli maggior valore.

 

2. Che cosa significa per te “moda sostenibile”?

E’ un discorso ambiguo. Quando ci si addentra sempre di più nel mondo della sostenibilità, il concetto diventa piuttosto complicato e contraddittorio. Nella sostenibilità rientra l’ecocompatibilità, così come il commercio equo e il rispetto per gli animali. Sono tutte realtà diverse e alcune di esser possiedono delle certificazioni. Mentre altre iniziative più piccole, essendo sottodimensionate, non possiedono alcuna certificazione. Ma spesso sono più veritiere e trasparenti delle filiere cerificate. A volte capita che un tessuto sia totalmente ecologico, equosolidale ecc.. ma per averlo di un determinato colore è necessario tingerlo e magari quella particolare tinta non è ancora stata realizzata in maniera sostenibile, oppure i tempi di consegna sarebbero troppo lunghi… Ed ecco che il discorso di sostenibilità viene in parte vanificato. Il processo di produzione può essere molto frustrante non essendo ancora organizzato come le altre catene di approvigionamento tessile e le opportunità non vengono sviluppate come dovrebbero. Il problema può essere risolto soltanto con la presenza sul mercato di più aziende che realizzino prodotti moda in maniera realmente sostenibile. Mi capita in alcuni casi di dover fare delle scelte contrastanti in maniera estremamente consapevole, e non soltanto perché mi piace o meno un materiale, e probabilmente finisco per sentirmi molto più in colpa rispetto ad uno stilista che sceglie i materiali solo sulla base di un fattore estetico, senza ulteriori approfondimenti. D’altro canto, trovo gratificante sapere che sto facendo del mio meglio per creare prodotti che non abbiano un impatto sull’ambiente, rispettando le condizioni di lavoro delle perone e il benessere degli animali.

 

3. Mi piace molto Iris Van Herpen e il suo stile creativo. So che hai collaborato con lei, non è vero? Raccontaci com’è stato lavorare al suo fianco e se il suo stile in qualche modo ha influenzato le tue collezioni.

Sono stata stagista nel suo studio per un breve periodo di tempo, tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010, prima che diventasse molto famosa. Eravamo nel suo studio ad Arnhem, lei non aveva ancora iniziato a stampare in 3D e aveva creato alcune delle sue meravigliose sagome (quelle che poi l’hanno resa celebre) interamente a mano. Le trovo ancora molto interessanti ed è proprio per questo che ho voluto fare quello stage con lei, pur essendomi già laureata e non necessitando di punti extra sul curriculum universitario. Era affascinante vedere come venivano create le sagome da elementi in realtà molto semplici (un abito basic, una gonna o un top), trasformandoli in qualcosa che somigliava molto ad una scultura. Il sottile confine che esiste tra scultura e capo d’abbigliamento è un concetto che ho assimilato e riportato nella mia collezione di laurea e nelle seguenti. Da un pò di tempo mi sono discostata da questo stile, concentrandomi più sulle texture contrastanti e sulle proporzioni, per ottenere un look classico ma contemporaneo.

 

4. Come descriveresti il tuo stile personale?

Mi piacere avere delle linee di base: quando sono in studio e devo lavorare adotto un look piuttosto comodo, quasi trasandato. Quando invece presenzio ad un evento di solito indosso una delle gonne della mia collezione, abbinandola ad una t-shirt nera, una bella collana, rossetto rosso, eyeliner nero, scarpe col tacco o, se posso evitare, sandali bassi o sneaker.

 

5. Sei vegetariana?

Non sono vegetariana, anche se mangio pochissima carne. Credo più nel consumo moderato piuttosto che nell’eliminazione totale di interi gruppi alimentari.

 

6. Quali sono i tuoi sogni per il futuro della moda etica?

Mi auguro che il settore moda diventi sostenibile, spero che la filiera cambi così che le piccole imprese ed i consumatori possano effettivamente vedere da dove provengono i loro prodotti e come sono stati realizzati.

 

7. Esprimi tre desideri…

Realizzare. Pensare. Creare.

 

Hellen Van Rees presenterà la sua nuova collezione P/E 16 presso lo showroom Avant-Premiere dal 17 al 23 Settembre, in occasione del prossimo London Fashion Week.

#ingoodwetrust

 

Post by Stefi

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Photo by Hellen Van Rees Archive

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